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Premio di Poesia Poeti dell'Adda 2010
XV Edizione

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2011
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:
  • Resi noti i risultati in data 05-11-2010.
  • ANTOLOGIA Antologia del Premio I Poeti dell’Adda 2010 sono state spedite dal 27-04-2011 al 06-05-2011 – Spedito le bozze in data 19-02-2011 – Spedita in data 13-09-2010 la comunicazione agli autori ammessi all’Antologia del Premio nella quale verranno pubblicate le opere migliori che hanno partecipato al Concorso. Premiazione – La cerimonia di premiazione si è tenuta nella città di Melegnano (Milano) con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale Assessorato alla Cultura e Identità il giorno 29 gennaio 2011 alle ore 15:30 presso l’Auditorium «Recagni» della Scuola Sociale Accademia delle Arti in via Marconi 21 a Melegnano. Clicca qui per vedere le fotografie della premiazione
    • I vincitori sono stati avvisati a mezzo posta e tutti i partecipanti hanno ricevuto una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.
Risultati

Quindicesima edizione del Premio di Poesia I Poeti dell’Adda 2010

La giuria della quindicesima edizione del Premio di Poesia I Poeti dell’Adda 2010 presieduta da Massimo Barile, dopo aver esaminato e valutato i testi pervenuti, ha decretato come segue:


  • Opera 1^ classificata: «Al ponte levatoio» di Mauro Domenella, Castelfidardo (AN). Questa la motivazione della Giuria: «La lirica Al ponte levatoio esprime un sentimento doloroso che si arrende alla “polvere” del tempo. L’Autore assiste alla vita con le “spalle al muro” in una condizione in cui i “ricordi” sono “dissepolti dalla melma” e gli “alibi” dissolti davanti al destino spietato che travolge. Mauro Domenella è tremendamente efficace nel rendere liricamente pulsante la sua visione con una versificazione che toglie il respiro e innalza la Parola ad una dimensione spirituale» Massimo Barile.
    Vince Targa Poeti dell’Adda – Pubblicazione di un libro di 48 pagine edito dalla Casa editrice Montedit di cui 100 copie vengono assegnate all’autore – Pubblicazione dell’opera premiata sulla rivista Il Club degli autori e sul sito Internet del Club degli autori – Attestato di merito.
  • Opera 2^ classificata: «Nel buio quieto delle sere» di Filippo Inferrera, Ravenna. Questa la motivazione della Giuria: «La lirica si dipana in un gioco metamorfico tra desiderio d’amore e follia, solitudine ed abbandono al silenzio, frammenti di ricordi e realtà presente. Nel “buio quieto delle sere” emergono apparizioni e manifestazioni, tra accensioni memoriali e recuperi sognanti, estrapolati dall’errante condizione umana. Filippo Inferrera utilizza al meglio le evidenze significative del suo sguardo lirico» Massimo Barile.
    Vince pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla Casa editrice Montedit di cui 100 copie vengono assegnate all’autore – Pubblicazione dell’opera premiata sulla rivista Il Club degli autori e sul sito Internet del Club degli autori- Attestato di merito.
  • Opera 3^ classificata: «Sfollato per un giorno» di Gino Zanette, Godega (TV). Questa la motivazione della Giuria: «Nell’aggrovigliato filo conduttore dei giorni, che riconducono ad una vita sofferta e faticosa, vivono le parole trasportate dal vento delle stagioni dell’esistenza. Il poetico ritorno alla propria essenza diventa segnale e sigillo della propria consapevolezza. Gino Zanette recupera dal profondo della memoria una stilla di coscienza» Massimo Barile.
    Vince pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla Casa editrice Montedit di cui 50 copie vengono assegnate all’autore – Pubblicazione dell’opera premiata sulla rivista Il Club degli autori e sul sito Internet del Club degli autori – Attestato di merito.


Vincono Attestato di merito – Pubblicazione dell’opera premiata sulla rivista Il Club degli autori (di cui riceveranno dieci copie in omaggio) e sul sito Internet del Club degli autori

  • Opera 4^ classificata: «Nuovi orizzonti» di Sergio Baldeschi, Montecerboli (PI). Questa la motivazione della Giuria: «Il sottile confine che separa la realtà dalla dimensione immaginifica, prende corpo “nell’officina dimessa” del fantastico dove regna il “naufragio” nella “consapevolezza dell’agire”. Nel “sudario dei sentimenti” v’è la sostanza della vita, la materia del vivere, solida come cemento, sempre accompagnata dall’invisibilità del mistero. Nella creazione lirica di Sergio Baldeschi, tutto si espande e si alimenta di nuova energia, fino alla presa d’atto dell’oscillazione dell’anima che aspira a “nuovi orizzonti”» Massimo Barile.
  • Opera 5^ classificata: «Anatema» di Davide Cautiero, San Sebastiano al Vesuvio (NA). Questa la motivazione della Giuria: «Nelle deviazioni dell’esistenza tutto deve essere vissuto sulla propria pelle. L’amore e il ricordo, la fuga come “ombra solitaria” con il “cuore d’un pellegrino” che ricerca le verità. Davide Cautiero graffia la ruggine sul cuore, fagocita il gelido respiro che muore in gola, si insinua nella fibra dell’esistere» Massimo Barile.
  • Opera 6^ classificata: «Ballata triste dell’amor rubato!» di Luisa Foddai, Guspini (CA). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia proprio come una “ballata triste dell’amor rubato” si insinua nel cuore. La lenta infiltrazione mette in ebollizione il sangue. Tutto è disperso tra “abissi di piacere”, inchiodato all’espiazione finale, trafitto da un “tormento”. Un volo lirico “beffardo”, saziato eppure ancora affamato. Luisa Foddai ne fissa i limiti e poi ne stravolge i confini» Massimo Barile.
  • Opera 7^ classificata: «Tra il destino e il respiro» di Andrea Polini, Livorno. Questa la motivazione della Giuria: «Nello “sfumare della vita”, tra illusioni e mutamenti, tra “destino e respiro”, Andrea Pollini riaccende il sogno imperfetto su fogli di “tempo immobile” con una lirica che oltrepassa l’ordine oscuro del cielo e l’illusorietà del vivere» Massimo Barile.
  • Opera 8^ classificata: «Approdo all’infinito» di Floredana De Felicibus, Atri (TE). Questa la motivazione della Giuria: «Nel continuo scandaglio alla ricerca d’una possibile risposta ai numerosi interrogativi, assumono posizione dominante le parole estratte dal tempo, sagomate dalle ombre esistenziali, rapite dal silenzio delle attese. Floredana De Felicibus penetra nella clessidra del tempo alla ricerca d’un approdo che lenisca il fuoco dell’anima» Massimo Barile.
  • Opera 9^ classificata: «Linea d’orizzonte» di Chris Mao, Ormea (CN). Questa la motivazione della Giuria: «In un mondo dove la verità si dissolve, tra dimenticanza e confusione, tutto è finzione che si insinua nella realtà equivoca e conduce alla follia: non rimane che la “ribellione” per liberarsi da questa condizione che incatena alla falsità. Chris Mao opera nella sostanza del reale e plasma l’ipotetica risoluzione» Massimo Barile.
  • Opera 10^ classificata: «Certe volte mi sento un angelo» di Patrizia Azzani, Saronno (VA). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia vive in una sospensione tra “terrestri esultanze” ed “elemosine d’amore”. È un canto d’amore che non trova risposte e non giunge al culmine d’una comunione perfetta ma “sfiora” appena le ali di una donna che diventa “angelos” simbolico, intermediario tra evanescenze e celestiale silenzio» Massimo Barile.


La cerimonia di premiazione avverrà nella città di Melegnano (Milano) con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale Assessorato alla Cultura e Identità (già concesso per le precedenti edizioni) il giorno 29 gennaio 2011 alle ore 15:30 presso l’Auditorium «Recagni» della Scuola Sociale Accademia delle Arti in via Marconi 21 a Melegnano. Gli Autori premiati riceveranno comunicazione a mezzo posta.

Opere vincitrici


Mauro Domenella

Opera 1^ classificata

Al ponte levatoio

E saprò solo cogliere sbocci di dalia,
invaghirmi del ricamo delle stelle.
Spalle al muro, mi riconoscerò – gli anni, spietati inquisitori – in una foto che tiene il respiro.
Verranno a stuoli, dissepolti dalla melma
della consuetudine, i ricordi.
Asceta con la disfatta della ruga,
ripercorrerò i tranelli di voci,
i giorni che rotolavano lievi.

Al balbettio di orologi
disferò il baule con le speranze clandestine,
ormai orfano di qualsiasi alibi,
per arrendermi all’infamia della polvere.
Al varco del ponte levatoio
toglierò la pelle dell’ultima muta,
farfalla redenta ad un Dio
che nella crisalide mi s’incide ad ogni spino.


Filippo Inferrera

Opera 2^ classificata

Nel buio quieto delle sere

Mordo con cadenze scheggiate la solitudine
che musica i cancelli e intreccia danze di rosaviole,
quando mi appari avvolta nel mantello dell’ombra.
Si veste l’infinito del nostro amore di piena voce,
confuso diritto di vivere senza vitalità perdenti.
Il presente non dà riposo e rincorre boschive altitudini,
gli affetti più preziosi sono pagine di diario
che si accendono e si spengono, si spengono e si accendono.
Tu, dentro la radice, fiume di lava, vuoti le braccia
argano fissato nel silenzio. Silenzio di abbandono
nel buio quieto delle sere, ala di uccello a noi ignota.
Apro l’ultimo mio verso e invecchio lungo viali di platani,
fino a te il mio destino sprofonda, sfido prima il verbo
poi il seme. È un indizio il tuo essere corporeo,
non conferma se la follia è ancora desiderio di amore.
Qualche volta ho vissuto senza ricordi, senza profumi,
e quando ho recuperato le tele dei sogni ho scommesso,
ho vagato, ho colorato di strepiti la mia umanità.
Ora, ti sfiocco nel mio calesse d’erbaluce,
ora, riemergo dal tuo sonno futuribile in metamorfosi,
dove tu giaci si priva il corpo di certezze di roccia,
dentro un rivolo di sangue annega la mia barca.


Gino Zanette

Opera 3^ classificata

Sfollato per un giorno

Inbrunisce
sul profumo delle rose
un giorno che ho rincorso
sul selciato caldo di sole
e di ricordi tristi
in questa primavera
alida d’attese
sfollato per un giorno
da casa mia. Ero
un braciere che si spegne
solitario fra ciottoli
silenziosi di pensieri
figliol prodigo delle mie paure.

Qui si arrotola il filo
aggrovigliato dei giorni
fra brividi d’ombre che tornano.
E sento le ciglia screziarsi di brina
e le labbra suggere tracce
scalfite sul tronco del ciliegio sfiorito
di amori dissennatamente
sprecati nel tempo.

Una bava leggera di vento
e il canto spavaldo dei merli
mi porta odori e canzoni
di lontane stagioni
petali schiusi e abbandonati
nelle pagine inerti dei versi.

Più tardi verrà
con la luna il pianto
e il calesse dei rimorsi
mi riporterà a casa
a cogliere l’ultimo sonno.


Sergio Baldeschi

Opera 4^ classificata

Nuovi orizzonti

Nell’officina dimessa,
l’onda della muffa ha sommerso le pareti…
il calcolo misurato è stato inopportuno,
l’olfatto è naufragato
nella consapevolezza dell’agire.
La mia task force
comincia con mazzuolo e scalpello
e il gracidare di una vecchia radio
che a ritmo di rock
m’accompagna sulla traiettoria di una crepa.
Per curare l’ossatura al mattone
ho palestrato il cuore,
non sarà facile demolire il sudario dei sentimenti,
l’essenza dell’incompiuto
gronda ancora sui muri in calce,
il sangue azzurrato di mio babbo…
pulsa dietro la pagina che scorre.
Nel tebaide incrostato della stanza
gli echi dell’eterno si fanno più vivi;
vicino alle fauci della morsa…
un passato di antiche litanie
mi sfila davanti in rassegna,
sinfonie meccaniche prendono corpo,
le scintillanti note di una mola
e i melodiosi arpeggi di un trapano,
sono la sinestesi di un concerto.
Quel dolce strepitio, per un attimo…
da forma e sostanza
a tutto ciò che ho amato.
Una pace arcana si posa sul cemento…
l’ispidezza della carne s’intonaca al mistero,
come il silicio alla clessidra.
Il tarlo della bolla
oscilla sulla livella impercettibili ritorno,
mentre l’anima fertilizza dalla tua presenza,
s’appresta a piallare… nuovi orizzonti.


Davide Cautiero

Opera 5^ classificata

Anatema

Fuggo, come un’ombra solitaria-
come un gelido respiro,
come il cuore di un pellegrino.
Fuggo per resistere al tuo ricordo,
un demone che non ho mai corrotto.
Fuggo come l’innocenza al suo primo peccato,
come il tempo, che chiama a sé
la ruggine dei suoi rimpianti.


Luisa Foddai

Opera 6^ classificata

Ballata triste dell’ amor rubato

Colombe rapaci le tue mani
su due candide colline innevate.

Ali bramose, nude di indugio
vagano e trovano nido,
languido rifugio
tra umidi solchi
di un corpo
straziato
di assenza.

Trafitto e inchiodato
da dardo beffardo,
chiuso si apre
alle lascive vie dell’amore,
in tacita espiazione
per palpito ruggente di
recondita follia.

Perso tra gli oscuri abissi del piacere
danza veloce il tuo ventre
fedifrago
in solitario amplesso,
come in tragica e triste ballata.

Di lussuria vestita
e di atavica altrui passione nutrita,
si infila morbosa la luna tra umori ed ardori
del pungente giaciglio, a far proprie le
univoche note stonate del disarmonico canto.

Volo saziato di rapace colomba
su un cielo bruciato,
lentamente esangue
si spegne clemente
nel tragico tormento del mattino.


Andrea Polini

Opera 7^ classificata

Tra il destino e il respiro

È notte. La luna galleggia quieta
in cielo, e lieve carezza la pelle
innocente e lontana di una donna
come amore promesso, dove batte
il cuore del sogno. Mutano gli anni
e la vita sfuma, senza sapere
se esisteva un luogo per dare scacco
al rimpianto, al rimorso, all’illusione
e vivere ancora. Felicità
se esiste è nel poco, se non nel nulla.
Il presente insegue il suo desiderio
per fermarsi, domani, e rovistare
l’inganno dell’irraggiungibile ieri.
Di tutta la luce amata non resta
che il vano riaccendersi della notte
e il silenzio delle stanze, qualcosa
che dà respiro mentre uccide, un nome
perduto, un volto affacciato nel vuoto.
Vivere è questo illusorio domani
che muore a poco a poco, alba dopo alba
nell’ombra di una manciata di sillabe
a ricordare quel che non è stato.
È tardi. L’ordine oscuro del cielo
è sussurro d’immenso oppure niente
che mi riguardi. Il canto della luna
sulla tua pelle, amore senza suono
divampa su questo foglio di tempo
immobile, tra il destino e il respiro.


Floredana De Felicibus

Opera 8^ classificata

Approdo all’infinito

Cos’è che sussurra l’anima al vento
di questa voglia che ho di parole
quando l’infinito riveste il pensiero
e sull’onda s’infrange il veliero?
Rasente al muro di quest’andare
vado trovando lungo la siepe
il sospiro cosmico dell’orizzonte
il passo breve delle mie ombre.
E sempre vago dove grida il silenzio
e sempre scandaglio parole
per cercare un’attesa irrisolta
voci che sciolgono amari ritorni,
ma non mi giunge carezza dal vento!
Non mi morde la fame sapere
dai miei cieli serrati al sereno
che dopo il diluvio arriva la quiete
e con la calma l’arcobaleno.
La clessidra sfoglia i grani del tempo
e la luna segna i confini del cosmo,
cancella il tormento sapere
che se una terra feconda germoglia,
la spiga lenisce sete di vita?
Ma dove corron le voci ai confini imbruniti?
Sulle mie labbra d’albe infuocate
vorrei lembi di freschi pensieri
per spegnere l’eco che alla terra mi lega
vedere l’approdo dove placa l’idea.
Di questo breve batter di ciglia
nulla ci è dato di reclamare
di quelle mani che una volta sfiorammo
i cieli d’infanzia che un dì carezzammo.
Almeno un verso mi segui l’andare
spargere note di una eterna canzone
avere nel pugno un’ala di luce
e penetrare la soglia d’infinito ritorno.


Chris Mao

Opera 9^ classificata

Linea d’orizzonte

Il senso della mia immaginazione
forgia questa linea d’orizzonte;
l’estinzione della verità
semina tra i vivi
un chiarore appagante
che rende a tutti la follia
di un tempo abbandonato.

Il custode delle necessità
dimentica i nomi e le date,
confonde le strade e i ruscelli
rifiuta lo strazio del Tempo,
insinua tra i suoi dilemmi
il gaudio dell’effimero.

Il masticatore d’illusioni
pretende di sapere il peso
dei pensieri e delle ombre,
confida nella perfezione
dei chierici e dei chirurghi.

Il pretendente al trono
getta lo stendardo e grida
la sua rabbia contro la Corona,
aspetta la lusinga del rivoluzionario.

Il console della televisione
annuncia che i programmi
riprenderanno a glaciazione avvenuta.

Il comitato delle decisioni future
approva la diaspora degli eserciti.

Nella bellezza della mia ribellione.


Patrizia Azzani

Opera 10^ classificata

Certe volte mi sento un angelo

Certe volte mi sento un angelo:
nella mia dimora di celeste
acquitrino schiudo le mie ali
di aurore dorate e un fruscio
fragile sciaborda silenziose
evanescenze. Nei solchi incisi
s’alza il canto della mia anima
che germoglia elemosine d’amore,
inciampando in terrestri esultanze.
Senza ali mi scioglierei donna
e sarei regina del tuo presente
e tu, scultore di notti di baci,
porteresti nella bocca il respiro
ardente del vento alato e fiero.
Ma tu, che baci oltre le labbra, non
varchi il mio cielo di piacere, non
mi suoni nel tuo tempo musicale:
sfiori appena le mie ali abbassate
e mi lasci alle mie sospensioni.


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