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Francesco Moro - Comune di Sartirana Lomellina 2005
VIII Edizione

Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2005
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

Antologia – Clicca qui per vedere l’antologia

Premiazione – Si è tenuta 17 luglio 2005 a la Pila del Castello di Sartirana Lomellina (PV).
Tutti i partecipanti hanno ricevuto una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.

Risultati

La Giuria dell’ottava edizione del Premio Nazionale di Poesia Francesco Moro – Comune di Sartirana Lomellina 2005, Organizzato dalla Biblioteca Comunale di Sartirana Lomellina (PV) con il patrocinio del Comune di Sartirana Lomellina e della Provincia di Pavia e con la collaborazione tecnica dell’Associazione Culturale Il Club degli autori, composta da: Giancarlo Berton, Sindaco del Comune di Sartirana Lom., prof. Luisa Denari; prof. Giuseppe Castelli; Severino Di Candia, scrittore, Felice Martinotti, esperto di poesia dialettale, Paola Camussoni, Assessore alla Cultura e ai Servizi Sociali del comune di Sartirana, Umberto De Agostino, Giornalista Pubblicista.
Dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha stilato la seguente classifica:


  • Opera 1^ classificata «Figlio» di Claudio Bellini, Valenza (AL).


Vince Euro 150,00 – Targa del Comune di Sartirana – Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui verranno assegnate 100 copie gratuite – Attestato – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


  • Opera 2^ classificata «Quando teneramente guardo il cielo» di Maria Rosa Gelli, Arezzo.


Vince Euro 100,00 – Targa del Comune di Sartirana – Pubblicazione di un quaderno di 16 pagine con copertina di cui verranno assegnate 50 copie gratuite – Attestato – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


  • Opera 3^ classificata «Fragranze» di Paola Dallardi, Cremona.


Vince Euro 50,00 – Targa del Comune di Sartirana – Pubblicazione di un quaderno di 16 pagine autocopertinato di cui verranno assegnate 50 copie gratuite – Attestato – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


Vincono Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione del testo su Internet Club.it, i seguenti autori:


  • Opera 4^ classificata «Lamento per F. Garcia Lorca» di Franco Facchinetti, Milano
  • Opera 5^ classificata «Se un bacio di sole potesse» di Adriana Scarpa, Treviso
  • Opera 6^ classificata «Mangiafuoco a Beslan» di Anna Calossi, Siena
  • Opera 7^ classificata «Musica» di Rita Claudia Scordino, Vigevano (PV)
  • Opera 8^ classificata «Mi chiamavano col tuo nome» di Daniela Olivieri, Riva Trigoso (GE)
  • Opera 9^ classificata «Sii te stesso» di Antonio Agnesi, Paullo (MI)
  • Opera 10^ classificata «Giorni» di Vittorio Renzelli, Reggio Calabria


Opere Segnalate dalla Giuria con Attestato di merito:


  • «Tsunami» di Francesca Genzano, Potenza
  • «Noi» di Carla Tedde, Quattro Castella (RE)
  • «Occhi di luce» di Giampaolo Merciai, San Marcello Pistoiese (PT)
  • «Vecchio» di Rina Ravera, Voghera (PV)
  • «Foglie gialle» di Nunzia Ragonesi, Acireale (CT)


Sezione Poesia in vernacolo pavese:


  • Opera 1^ classificata ex aequo «L’amur par nà mundina» di Alba Silva, Robbio Lomellina (PV).
  • Opera 1^ classificata ex aequo «Al supermarcà» di Rina Ravera, Voghera (PV)


Le autrici vincono dei Prodotti tipici locali – Attestato di merito – Pubblicazione dell’opera premiata sulla rivista Il Club degli autori e sul sito Internet Club.it


PREMIAZIONE – La premiazione si è tenuta domenica 17 luglio presso la Pila del Castello di Sartirana Lomellina (PV).
Tutti i partecipanti hanno ricevuto una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.


Opere vincitrici

CLAUDIO BELLINI

Opera 1a classificata

Figlio

Figlio che nasci
con il destino già deciso.
sceglieremo per te ad ogni scandire di minuto,
sarai medico, stilista, avvocato,
e mai semplice uomo libero
che non svende la dignità
delle proprie idee.

Figlio che cresci
dentro una realtà di plastica
che impedisce ai pensieri di respirare,
figlio d’arcobaleni spezzati
prigioniero d’un tempo
che scivola sulla pelle
come una lama di rasoio.

Figlio che vivi
giorni dipinti di sangue,
il tempo è falce dei sogni
ma tu guarda sempre
oltre la siepe dell’indifferenza,
cerca nell’impossibile
un raggio di luce per l’anima.

Abbracciami forte figlio
guarda l’immensità delle stelle
e non avere timore,
il giudizio delle persone crudeli
è solo nebbia nel vento.

Accarezzami ancora figlio,
perché domani io non ci sarò,
ma tu non avere paura
a mostrare le lacrime,
perché solo chi è forte dentro
non teme un gesto d’amore.


MARIA ROSA GELLI

Opera 2a classificata

Quando teneramente guardo il cielo

Avevo già baciato quando ti incontrai
eppure mi sembrò di non avere mai incontrato labbra d’uomo.
Tra le tue braccia scoprì il linguaggio dell’amore
tra gli sguardi su un mondo d’intese,
tra gli abbracci che addolciscono e rapiscono.
Ci rincorremmo per le lunghe estati
prendendoci e lasciandoci nel giro di un tramonto
sulle spiagge mediterranee e sulle cime innevate
in città nebbiose, solari, sconosciute, note
sempre aspirando a quel qualcosa che sentimmo subito
che ci avrebbe resi troppo felici per non lottare.
Lasciando i nostri sogni di tardivi adolescenti
entrammo nella vita.
Ci guardammo negli occhi, felici.
Pochi istanti.
Poi la vita fu crudele.
Lottammo insieme
e il nostro amore non fu solo passione.
Fu vita contro la morte
fu coraggio, incoscienza e ancora felicità.
Fu forza, la forza della farfalla
che vive un solo giorno,
la forza dell’albero che colpito dal fulmine
svetta ancora sereno sulla cima,
la forza di un vita senza più futuro
che credeva nel domani.
Te ne andasti, silenziosamente, in un giorno d’ottobre
quando le foglie si tingono di rosso…
E continuo a camminare sulle tue strade
e continuo a nutrirmi del tuo amore
e continuo a sognare il tuo sorriso
quando teneramente guardo il cielo.


PAOLA DALLARDI

Opera 3a classificata

Fragranze

A volte
quando il profumo
di camomilla s’unisce
al sentore di fragola
mi passano nella mente
come ombre sull’acqua
momenti d’allora
inafferrabili e lontani
Eppure così vivi
preziosi
e mi cullo di loro
mi vesto del ricordo
e ritorno lesta
sui miei passi
che ho lasciato sul tappeto
del tempo
in cerca di orme
che ormai
non esistono più


FRANCESCO FACCHINETTI

Opera 4a classificata

Lamento per Federico Garçia Lorca

Portarono all’alba
un bianco gelsomino
alla fonte delle lacrime
Offrirono nappi di schermo
alla fonte delle lacrime.
Poi latrarono i cani
alla fonte delle lacrime.
La terra gemette con occhi di vetro
alla fonte delle lacrime.
I denti della morte
strapparono angosce e tormenti
alla fonte delle lacrime
L’intolleranza troncò il sentimento
alla fonte delle lacrime
Tutto fu ghiaccio
alla fonte delle lacrime.

Non protese le mani
l’immemore Granada
alla fonte delle lacrime.
Cancellarono il lampo,
il fuoco e l’istinto,
alla fonte delle lacrime.
Ti seguirono in cielo
carole e chitarre
alla fonte delle lacrime.

Il mio cuore s‘è fermato
alla fonte delle lacrime
Ah, quel pianto d’ulivi
alla fonte delle lacrime!
Aperto lasciate il balcone
alla fonte delle lacrime!


ADRIANA SCARPA

Opera 5a classificata

Se un bacio di sole potesse

Si destano i coppi per primi
lambiti dal sole radente
poi si accendono torri e abbaini.
il mattino ora sparge colori
lungo sponde di pigri canali
e ridesta memorie affrescate
sull’incanto rosato dei muri
sullo scintillio di vetrate.

Ai tronchi si avvolge una sciarpa
di luce, abbraccia le fronde,
spazza via dalle case le ultime
ombre, schiude gli usci. E l’anima
corre a tuffarsi gioiosa
nelle strade ancora deserte,
dà la sveglia ai gorgheggi tra i rami,
alle voci, agli scoppi di risa.

Se un bacio di sole potesse
allo stesso modo destare
il mio corpo stanco, all’alleviare
il peso dei giorni feriti.
Ma non sono io la città
e nemmeno la bella che dorme
e un principe viene a svegliarla.

Però posso inventarmi
folata di vento, vestirmi di sole
e tutto il mondo allora
mi appartiene.

Oltre muretti di luce
straripano gelsomini profumati
e divento una farfalla che si inebria.


ANNA CALOSSI

Opera 6a classificata

Mangiafuoco a “Beslan”

C’era un avolta
il tempo delle meraviglie
sbocciato nell’azzurro dell’infanzia.
C’erano le maestre
custodi del nostro cammino;
un equilibrio di parole
sgorgava dagli acquarelli nuovi.
Fra i banchi della fantasia
correva l’innocenza
sui dondoli in cortile si adagiava
aprendo le sue ali al raggio della vita.
Ma dove la morte vola
sta la civetta sui rami del presagio
a guardar l’orrore,
con le pupille oziose fissa la vita
che lentamente fra i libri e la purezza si disperde.
Brividi disciolti fra i rigurgiti amari
e lacrime di sale penetrano nelle ossa:
l’umidità come la nebbia
come l’acqua l’urina.
Punge la pelle
caduta come selvaggina fra le spine,
muoiono le fiabe
e le farfalle come da fiore in fiore
su grappoli di fuoco.
L’inferno è del puparo che di defunti si circonda.
Nel tempo di sognare un libro mai aperto muore.
Cerca “Maria” un sepolcro
e sotto a quelle croci
ciondolano ora le madri.
Cadono in volo
le grida dei bambini
come aquiloni uccisi
nel vento del perché.


RITA CLAUDIA SCORDINO

Opera 7a classificata

Musica

Canto a te,
che accompagni l’anima
come nessuno.
I momenti di gioia,
la solitudine,
la serenità,
la malinconia…
Il tuo ritmo
uguale i diverso
viaggia parallelo
alle emozioni
che la vita cui regala.
Anche quando
ti sentiamo
senza ascoltarti…
anche quando
sei il ricordo
di qualcosa
che vorrei rinnegare.
Anche se il tuo suono
mi conduce
a chi è ormai
troppo lontano.
Anche se il tuo ritmo
è un susseguirsi
di note
e di immagini
nate da altri cuori,
per altri percorsi
di vita
carichi di umanità.


DANILA OLIVIERI

Opera 8a classificata

Mi chiamavano col tuo nome

Stamane il rigoglio dei nostri clivi
ha brume lievi e la memoria
dei passi ha incontrato sui sentieri
scalzi – roridi d’infanzia – i perduti
incanti del semplice vivere
tra vigne e zolle d’orti.
Nutrita d’armonia e cullata
nel sicuro grembo del bosco
struggenti resine respiro.
...E tu sei ancora lì – così radiosa nel ricordo – sussurro di brezza tra i rami,
luce di linfa viva e forte
nelle turgide foglie
del castagno più grande…
Lo so – madre – ho tardato a venire,
a lungo ho celato la tenacia
di vita abbarbicata nelle rupi
della mia terra erta sul mare,
nei bui anfratti del cuore.
L’aspra salita d’essere
ha sofferto vertigini
aggrappate a catene
e gli orizzonti lividi dei gironi
convinti erano d’affondare
in voragini del profondo.
Sulla mia scorza oggi le stimmate
di sfinite cadute,
ma ruscella negli occhi l’impeto
delle presenze nuove
e in me sempre più ti respiro, madre.
Sempre più ti somiglio
Stamane – sai – le allodole
intessevano voli verticali
e tremule trame di cielo
mi chiamavano col tuo nome.


ANTONIO AGNESI

Opera 9a classificata

Sii te stesso

Sii te stesso
rifiuta i luoghi comuni
snobba quanto imposto dalle mode
non accettare che altri pensino per te
ribellati alle false necessità
smetti di maledire l’intero universo
senza sapere perché.

Da peso ai valori veri
rifletti su quello che ti circonda
persegui ciò in cui credi
sorridi al prossimo.

Sii te stesso
vivi le tue emozioni
alza lo sguardo e
guardandoti allo specchio
ti scoprirai felice
di vedere chi veramente sei.


VITTORIO RENZELLI

Opera 10a classificata

Giorni

Stereotipate preghiere
stereotipate speranze
come barboni all’elemosina
rincorriamo la vita;
Come cani latranti
nella pietà delle nostre
affamate richieste.


ALBA SILVA

Opera 1a classificata ex aequo Sezione vernacolo pavese

L’amur par nà mundinna

A l’eva l’an dal 1958;
una matinna
quand al su spuntava,
mi i caminava
par na strà ad campagna
d’un paisin d’là Lumlinna
E m’ho farmà guardà
una squadra ad mundinni
che ieran già ans’al lavur an mès ad n’a risera.
C‘à m’ha cùlpì pusè
l’a stai ma mundinna
giuna e picninna,
che an mès dal camp tut’anlagà
a ma smjava che da un mument a l’autar
l’ava d’angà!
Mi, iavria vursù andà iutala;
però mi son na parsonna studjà
e m’a smjava un po’ da stuppit
andà an mès ad cul acqua,
po…, i m èpe iavrijan stai tùc anfangà!
Ma cula mundinna
cun la so schenna tutta ancurvà
am fava propi pena!
Lura… mo cavà i me scarpi…
mo fai su manni e causon
e an tà cul acuqa anca mi io sautà
cun i mè pè da impiegà!
Par l’amurda cula mundinna
gò pù vù pagura
né dl’acqua né di pè anfangà
io sbasà nca mi la mè schenna
e io mparà a mundà!
E,...se gò da div la vrità
mà piascu pusè che fa l’impegà!


RINA RAVERA

Opera 1a classificata ex aequo Sezione vernacolo pavese

Al supermarcà

L’atar dì s’era àdrera a fa la psesa
E, mè al solit, a sava no se pja;
Puntava al me carèel e tra mi pensava:
“E inco s‘è ch’a faro da mangà?”

A sono par vuatar, ma par mi a l‘è un problema
Ch’u s’ presenta propri tuti i dì;
Ma almeno a m’diss, s’infusan tuti d’acordi
E invece no… al fio a gh’piàas àl rost e a l‘òom al buì.

Va ben, a m’so decisa, incoch’la vaga par al rost;
ma quand la cumèsa a l‘è adrera a famàal su…
a m’riva una carelà int’la schena
e un duluur tremèend a m’fa piegà in du.

A m’giir cun l’intension da dì Ôna parulasa
E a m’troov davanti, veramèent dadrera,
una dona bionda, scuntrusa e bruta…
Par mi l’a pusè antipatica d’Vughera.

Mi a so no ch“i è ch’l‘è, né indè ch’l‘a sta,
però a l’incontrar quasi tuti i dì...
La m‘à mai fat gnenta, lameno fena a inco…
Ma chi a gh’matris i diid int’j oog, a le garantì.

Adess l’a m’varda e l’a parla no
E quand l’a parla, l’a m’disa (c’un l’aria da fena)
“Però anche lei…teneva troppo spazio…”
A mì, a m’frisa i man, a so no chi è che a m’tena.

“Ch’l‘a tasa par piasì, ch’la vaga avanti
e lè l’a va, cul nàas ch’u varda in su…
“Però anche lei…” L’a m’disa un’altra volta
mi… a nim’pos pu ad chi lè
ma ch’l‘a vaga… ma ch’l‘a vaga… ma ch’l‘a vaga…
a da via i pè


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