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Premio Letterario Internazionale Città di Melegnano 2005
X Edizione

Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2005
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

Antologia – Clicca qui per vedere l’antologia

Premiazione – Si è tenuta sabato 21 gennaio 2006 alle ore 15,30 a Melegnano (Milano) presso il Salone Predabissi in via Frassi, 2 angolo via Predabissi.
Tutti i partecipanti hanno ricevuto una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.

Risultati

La Giuria della decima edizione del Premio Letterario Città di Melegnano presieduta da Benedetto Di Pietro per la Sezione Poesia e da Alessandra Crabbia per la Sezione Narrativa, ha stabilito la seguente classifica finale:


SEZIONE POESIA


  • Opera 1^ classificata: Passeggeri in metrò di Pietro Catalano, Roma


Questa la motivazione: “Il poeta Pietro Catalano nella lirica “Passeggeri in metrò”, partendo dall’affermazione che gli occhi sono lo specchio dell’anima, pone un’importante considerazione che mette a confronto la ricchezza materiale con quella spirituale. Nel viaggio della vita terrena, il tempo ci rende tutti precari, così la carità chiesta da due suonatori ambulanti in metrò diventa “disturbo” per chi non ha il coraggio di guardarli negli occhi e, nel confronto con i due questuanti, gli anelli ostentati dai passeggeri privi di sensibilità diventano “pesanti come l’aria”, quindi senza alcun valore. Il peso pende più dalla parte dei due suonatori, che se da una parte possono dare per scontato che saranno in pochi ad allungare qualche spicciolo, dall’altra hanno la certezza che tornati tra le loro famiglie potranno trovare il calore che manca proprio a chi non li vuole degnare neanche di uno sguardo. Sulla sponda opposta si trovano i viaggiatori del metrò che sono degli alienati, perché non guardano mai gli altri negli occhi in quanto hanno paura di essere scoperti nella loro nudità dell’anima. Un’alzata di scudi contro il razzismo e tutto ciò che è diverso”.


Benedetto Di Pietro


Vince la Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui gli verranno assegnate 100 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


  • Opera 2^ classificata: “Una volta” di Giampaolo Merciai, San Marcello Pistoiese (PT).


Questa la motivazione: “Giampaolo Merciai in “Una volta…” coglie l’occasione per rigettare in faccia ai potenti il progresso dei nostri tempi che ha portato disagi materiali e psichici. Il poeta si sofferma sugli eventi terroristici degli ultimi anni che continuano a generare un senso di precarietà che in particolare si manifesta nell’autolimitazione della propria libertà. Così i versi “Una volta, / c’erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini”, nella circolarità della lirica assumono valore di rimpianto per la perdita dell’innocenza infantile, ma vogliono ricondurre anche a quel mondo inventato, che diventa migliore di quello in cui viviamo dove i soprusi consumati a danno della gente superano le favole più sanguinarie; ma queste se non altro dalla loro parte hanno l’attenuante di possedere un fine educativo”.


Benedetto Di Pietro


Vince la Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui gli verranno assegnate 50 copie gratuite – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


*Opera 3^ classificata: “Guida i miei passi” di Emma Mazzuca, Latina (Roma).


Questa la motivazione: “Emma Mazzuca in “Guida i miei passi…” bene presenta, per metafore e invenzioni, un costrutto poetico che trascende il livello interpretativo di episodi vissuti col padre, per assurgere a momenti che, in maniera estensiva, divengono la sua totale esistenza. Il culmine, ma anche lo scioglimento, della tensione poetica si trova nei versi “...tra soffi di gelido tepore scivolai lieve da chi / – pur se in vita – al mondo tace”, dove la contraddizione ossimorica delle parole bene interpreta la situazione di incertezza e di isolamento in cui oggi l’uomo è costretto a vivere”.


Benedetto Di Pietro


Vince la Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui gli verranno assegnate 50 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


  • Opera 4^ classificata: “Il mare come una stagione” di Antonio Capriotti, San Benedetto del Tronto (AP)


Vince Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it – Buono valido per 50 copie omaggio in caso di pubblicazione in volume con la casa editrice Montedit.


Opera 5^ classificata: “Pensieri orfani” di Federico Fieri, Prato


Vince Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it – Buono valido per 50 copie omaggio in caso di pubblicazione in volume con la casa editrice Montedit.


Vincono Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Club.it – Buono valido per 50 copie omaggio in caso di pubblicazione in volume con la casa editrice Montedit i seguenti autori:


  • Opera 6^ classificata: “Sunday evening” di Egidio Belotti, Fossano (CN)
  • Opera 7^ classificata: “Non era un canto” di Stefano Leoni, Forlì (FC)
  • Opera 8^ classificata: “Dall’onda di mezzo” di Liliana Paparini, Bresso (MI)
  • Opera 9^ classificata: “La bouganvillea” di Giuseppina Terranova, Pontedera (PI)
  • Opera 10^ classificata: “Alma madre” di Vincenzo Elefante, Castellammare di Stabia (NA)


SEZIONE NARRATIVA


  • Opera 1^ classificata: “Morirò di primavera” di Carlo Mieli, Modena.


Questa la motivazione: L’autrice descrive la fine della sua esistenza in un racconto breve e intenso, quasi una lirica, permeando le sue parole di dolcezza, accettazione, amore mistico. Le atmosfere sono rarefatte, quasi impalpabili, ma incisive e struggenti. In un mondo in cui la morte è uno spettro da occultare e rimuovere, e la tanatofobia è imperante, possiamo qui raccogliere una voce che dà conforto e poesia pura all’ultimo attimo fuggente.


Alessandra Crabbia


Vince la Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui gli verranno assegnate 100 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • Opera 2^ classificata: “Marie” di Pasquale Iannucci, Cremona.


Questa la motivazione: Racconto kafkiano, nel quale il narratore con umorismo amaro rovescia gli archetipi sociali che vorrebbero la donna angelo del focolare, materna e passiva, e la investe invece di una carica sottilmente ma anche apertamente sadica. Donna che comanda, che obbliga, che persino imprigiona fisicamente il suo servile amante, imponendogli di vivere dietro un armadio. Originale, tagliente e ironico riesce a far sorridere e meditare.


Alessandra Crabbia


Vince la Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui le verranno assegnate 50 copie gratuite – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it


  • Opera 3^ classificata: “Bella e il rosso” di Matteo Favali, Felina (RE)


Questa la motivazione: Un giallo perfetto in una cornice decadente: l’autore descrive un personaggio degradato ma dolce e rassegnato. Tutto si muove sul filo di un triste erotismo e del candore sconfortante di una storia maledetta. E sullo sfondo di questa storia dura, c‘è il rosso, rosso dell’abito e dei capelli dell’amante assassina, rosso delle lenzuola di seta, rosso del sangue del protagonista, arreso e vinto da un amore nero.


Alessandra Crabbia


Vince la Pubblicazione di un libro di 32 pagine di cui gli verranno assegnate 50 copie gratuite – Targa di riconoscimento – Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet Club.it


Vincono Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori e su Internet Club.it – Buono valido per 50 copie omaggio in caso di pubblicazione in volume con la casa editrice Montedit i seguenti autori:


  • Opera 4^ classificata: “La falce del destino” di Valentina Pascarella, Vignola (MO).


Questa la motivazione: La sorte è in vendita: l’autore in quest’opera surreale descrive la mercificazione dei destini umani, la vendita del “ciò che accadrà”: Ma l’acquirente, lugubre e di nero vestita ha in mano la falce. Con umorismo noir si assiste al dialogo tra venditore e cliente, nel quale la burocrazia e gli apparati logistici sono presi in campo, ma la nera signora il destino non lo cambia. È la falce il suo strumento. È la morte il suo lavoro.


Alessandra Crabbia


  • Opera 5^ classificata: “L’agave” di Sara Iommi, Fornovo di Taro (PR).


Questa la motivazione: Può vivere cent’anni l’agave. Ma la sua triste bellezza è che quando fiorisce è destinata a morire. È su questo filo conduttore che si svolge la vita di questa vecchia donna. Il simbolo arcano della sua esistenza dalla vita alla morte è legato a questa pianta, all’attesa quieta della sua fioritura. Perché anche la fine è una rivelazione e un salto nella luce della consapevolezza spirituale.


Alessandra Crabbia


  • Opera 6^ classificata: “Alka Seltzer” di Francesco Troccoli, Roma.


Questa la motivazione: Il tempo non esiste, dice l’autore. E nei suoi improvvisi e allucinanti salti negli anni passati e a venire, si ritrova inconsapevolmente sempre in posizioni esistenziali diverse, fino all’ultimo gradino, diventare un clochard. Solo l’Alka Seltzer è sempre presente, muta testimone dei suoi viaggi temporali. L’impermanenza domina tutte le fasi della vita. Nessun attaccamento, per quanto grande è destinato a durare.


Alessandra Crabbia


  • Opera 7^ classificata: “Il Pepeu” di Marco Antonelli, Bovisio Masciago (MI).


Questa la motivazione: Il pepeu è il personaggio out-sider del paese. È un diverso, perché ritardato e solitario. La sua solitudine è quasi disumana, e solo raccogliere rottami e alluminio lo aiuta a sopravvivere. Ma quale la sorpresa quando alla sua morte si scopre un artista! Nella sua casa una scultura erotica fatta di ciò che raccoglieva per le strade è scoperta e subito distrutta dai suoi compaesani benpensanti. L’amore e l’erotismo che non potevano essere vissuti vengono concretizzati in quest’opera di tutta una vita raminga in una catarsi splendida e azzardata.


Alessandra Crabbia


  • Opera 8^ classificata: “Pensieri da un cornicione” di Graziella Ceccarelli, Cervinara (AV).


Questa la motivazione: Gli ultimi attimi di vita di un alcolista uxoricida vengono qua narrati con una lucidità sorprendente. Pensieri puri e liberatori e quasi un conforto e un sollievo rispetto una vita disastrata dalla dipendenza. Tutto è stato distrutto da questa malattia dell’anima e del cuore, tutto è perduto. Ma la passante che lo vede, nulla sa della serenità con cui quest’angelo nero si butta nel vuoto per ritrovare la sua anima perduta.


Alessandra Crabbia


  • Opera 9^ classificata: “Enigma” di Luciano Recchiuti, Teramo.


Questa la motivazione: È qui descritta un’esperienza pre-morte, dopo un incidente che porterà il protagonista sulla sedia a rotelle. Magia, terrore, oscurità, realtà parallele, s’intrecciano in un racconto che trova il suo epilogo felice nella raggiunta comprensione dei valori autentici di una vita che raggiunge spiritualità attraverso il dolore.


Alessandra Crabbia


  • Opera 10^ classificata: “Due parole” di Elisa Nunziatini Salhi, Domodossola (VB).


Questa la motivazione: In un lungo soliloquio attraverso una manciata di anni, in un diario, si snoda la decadenza mentale della protagonista, che assiste impotente al suo declino psico-fisico, e che resta consapevole della devastazione finale di una malattia definita con due terribili parole: morbo e Alzheimer. Toccante e drammatico.


Alessandra Crabbia


Risultano segnalati dalla Giuria con Attestato di merito i seguenti Autori:


  • “Il dopocena di Phuket” di Giovanni Carullo, Avellino.


Questa la motivazione: Una donna sconosciuta, bella come una bambola di porcellana resterà nella memoria del protagonista per sempre. Lo tzunami falcerà quella giovane vita. Il mare inghiottirà la sua bellezza.


Alessandra Crabbia


  • “Il futuro è nei tuoi sogni” di Fabio Favento, Mediglia (MI).


Questa la motivazione: Premonizioni oniriche e magia della preveggenza femminile. Questo racconto entra nel vivo del paranormale e svela una precisa connessione tra sensazioni e avvenimenti. Nulla sfugge alla mente sottile, né il bene né il male.


“Il tempo sospeso” di Maddalena Lonati, Rho (MI).


Questa la motivazione: Il distacco, il lutto e un amore troppo grande fanno precipitare Il protagonista del racconto in una prostrazione che nessun medico riesce a guarire. Il tempo si è fermato. Non esiste un ritorno. Una non-vita è preferibile all’accettazione della perdita irrevocabile dell’amore.


Alessandra Crabbia


  • “L’angelo di Samira” di Giovanni Fabbri, Firenze.


Questa la motivazione: La guerra conduce ad ogni orrore, ad ogni forma di mostruosità. La protagonista entra in questa spirale con l’uccisione di un soldato. L’angelo che doveva salvarla o farla morire viene da lei pugnalato alle spalle. Fuggire dal suo inferno interiore non sarà più possibile. La guerra la inseguirà per tutta la vita.


Alessandra Crabbia


  • “L’ombrello giallo” di Gabriele Leone, Sant’Apollinare (FR).


Questa la motivazione: Un incontro casuale in un bar tra una ragazza giovane e sbandata e un vecchio dalla vita torturata. Un incontro tra due generazioni che sfocia nella comprensione profonda della giovane e la fa mutare. Solo l’ombrello giallo che rotolerà tra i binari in una giornata di pioggia, farà capire la fine dell’esistenza del vecchio.


Alessandra Crabbia


La cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 21 gennaio 2006 alle ore 15,30 a Melegnano (Milano) presso il Salone Predabissi in via Frassi, 2 angolo via Predabissi. Gli autori premiati hanno ricevuto comunicazione a mezzo lettera.


Opere vincitrici

Pietro Catalano

1° classificato

Passeggeri in metro

Gli occhi parlano di noi,
nella metro fissano depliant
d’inutile merce,
o leggono, o guardano
l’orizzonte allontanarsi
e ritornare lungo binari infiniti.
Non fissano mai o quasi altri occhi,
il timore della nudità dell’anima
è sempre in agguato,
paura di svelare sentimenti
antichi, pane quotidiano
che non si compra nei freddi forni.
Passano venditori di canzoni
suonando una fisarmonica scordata,
o battendo tamburi di terre lontane;
i loro occhi guardano le mani
dei passeggeri precari del tempo,
imbottiti d’anelli pesanti come l’aria,
immobili nella carità.
Ma i bimbi dei venditori
d’emozioni parlano con gli occhi,
ringraziano con un batter di ciglia:
anime nude
senza paura del buio,
verrà poi lo sguardo altrove,
a cercare altri occhi
che parlano d’amore.


Giampaolo Merciai

2° classificato

Una volta…

Una volta,
c’erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini.
Emozionante cammino su nuvole spolverate di stelle.
Montagne di parole portate via dal fiume del tempo.
Ricordi che scompaiono.
Apro le finestre, piove. Piovono brandelli di vita
sui giardini di Luglio e farfalle azzurre si fermano
e i silenzi si riempiono di dolore
e rose bianche diventano rosse di sangue.
Chiudo le finestre, piango. Piango giorni senza luce
sui mari dell’odio e no bastano Torri che cadono
e i treni di Madrid e i muri di Beslan
e il cielo di Londra e le strade di Sharm…
Strategia della paura.
Una volta,
c’erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini.
La luna giocava a nascondino sul crinale
e alla sera, oltre i monti, le città dormivano notti di pace.
Perdo la parola.
E non si ferma il mio pianto. Lacrime
per la musica di una chitarra che ci univa
e per i rimpianti di un paese da visitare
e per il profumo di gelsomino che bagnava gli oceani.
Lacrime che cadono sull’Amore per la vita.
Una volta,
c’erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini…


Emma Mazzuca

3° classificata

Guida i miei passi…

Guida i miei passi – ti chiesi – fino a che piegare io possa, con l’anima
libera da rimpianti e vili suppliche
le lunghe ali d’ombra, i contorni perderne
nella dissolvenza dell’alba
Presto – ti chiesi – fai presto
le lame del cancello tagliano
il mare d’erba e il suo possente smalto
che legati ci tenne, sì da impoverire
la lista della sorte
Travasa il tuo respiro che l’aria cruda
infuria, fá che dal lungo torpore
un grumo di calore o la fiamma d’un cero
ravvivi il bosco inquieto
I portatori trattenni con le mie mille mani – è tardi – mi dissero (fradicio giorno!)
di là del vano indugio, oltre il passivo freddo,
sopra cunicoli e sull’ingorda terra,
(suprema contraddizione)
con luccicanti scuse, si gloriò alto il sole
Col viso nella polvere, passo su passo,
m’allontanai
tra soffi di gelido tepore scivolai lieve da chi – pur se in vita – al mondo tace
Al tuo sguardo – padre – che l’infinita aurora sfiora
promisi…alcun verme si nutrirà del bulbo di asfodèlo


Antonio Capriotti

4° classificato

Il mare come una stagione

Tempo di mare ritorna
a me negli anni perduta stagione: il lido rifiorito, l’onda
battente leggera – solcata, guizzata risacca – e il vento
salso che s’invena; azzurrità e la curva ascendente
radiosa, trasfusa in fitto brunire, oblivioso sulla pelle
canora di sirene; blandizie all’ombra – parole rade – e acceso
palpitare di narici: oh felicità dell’ora
che irretiva ai trionfi iridati di riviere – vita nudata d’ansie se non d’amore
che al limite oscillante di spume sulla sabbia
era innocenza, abbandono a edenica
grazia ritrovata.
Declinò per me – lentamente
svaniva in transumanze di sogni, di nuvole e gabbiani – la terracquea avventura, ed ora invano riattendo
voce che lieta mi chiami ai convegni di sole, all’arco
di luce e di brezze ormeggianti su effuso lambire d’acque
e pulsioni. Tornano i giorni solstizii, l’ansia
salmastra che sale, che invade, e mi vince
ancora, ma ebbrezza alle sabbie dorate
è inganno, facile gioco del cuore – lietezza altrui
a me sguardo, vena riaccesa
di nulla, memoria. A me, che in meriggi gloriosi
tardo riaccedo alla riva, ora d’ombre
s’effigia lontane e d’echi profondi risuona
dolente il mare, concluso
come una stagione.


Federico Fieri

5° classificato

Pensieri orfani

Seduto,
sotto il grande albero della mia vita
i rami alti osservo…le foglie numerose…
La brezza pungente di questa società le schiaffeggia senza tregua.
È il fruscio dei miei pensieri,
è il sottofondo che svuota ogni sussulto
e riempie una malinconia latente di musica che nessuno ascolta,
è il destino mio che prilla viziato dalla pena di esistere.
Quante instancabili vibrazioni può partorire il vento della vita
nel cuore di un seme che diviene frutto…
Resterò qui,
poco sopra le mie tumide radici,
ad attenuare i desideri più ribelli,
ad ammansire le loro creste ingombranti.
Se i miei pensieri volano a bassa quota
forse potrò raggiungerli con piccoli balzi.
Resterò qui,
a far da sfondo al panorama di questa uggiosa età,
in cui la forza dei pensieri potrebbe fermare il vento, il sole, il tempo…
...resterò qui, solo,
a pensare a ogni perché,
e scusate se questa fessura a forma di bocca
custodisce suoni a forma di parole.
Io non farò altro rumore
se non coi battiti del mio cuore.
Quando un orfano diventa adulto
la vita bisbiglia verità assordanti,
e fra i rami maturano frutti più succosi
...ma più pesanti.


Egidio Belotti

6° classificato

Sunday evening

Il vento non precipita più in questa domenica
sospesa sul mare di catrame dove anche le foglie
faticano a respirare il sapore calmo dell’autunno
immaginato – sommerse – e rondini zittite dalla sera
seguono mute i nostri silenzi sui petali
che pretendono l’aurora, così indifesi
come palpebre di bambino ferito: improvvisa
cerca di emergere l’anima assediata
strappata a questi segreti di sale
a gole annegate nella ruggine dei ricordi
mai sopiti, mentre il tuo sorriso fiero
risuona ancora nelle sorde crisi di coscienza
come fiore avvizzito nelle macchie addormentate,
quasi un fuoco lento fissato per ore
nelle brevi sere di primavera taciuta
senza risposta immediata: e continuo a cercarti
al di là del ponte oltre l’orizzonte amaro
che odora di brace dove la tua presenza/assenza
delicata accompagna ancòra questa solitudine
inesplorata e rara: è cielo aspro d’ottobre,
e ora non voglio più incidere il mio tempo inquieto
ma coltivare questi silenzi carichi d’ocra e di lavanda.


Stefano Leoni

7° classificato

Non era un canto, capisco,
l’abbraccio che mi rovesciò,
sorridendo, l’anima. Adesso
curo ancora questi graffi, io
che non volsi altrove l’occhio
e risposi, agguantando l’ora
che parve rivelarsi. Non era.
Piccoli frammenti e un tuono.
Come tanti. Anch’io raggelato,
stupimmo dell’estremo vanto,
e mi scorse sul petto la lama,
ancora e ancora più fonda.
Io che non c’ero, tradito, spesi
ogni riflesso di me su tali onde
e morimmo. Allora netta apparve.
L’anima vera e nuova, urlando.


Liliana Paparini

8° classificato

Dall’onda di mezzo

Questa notte…
dall’onda di mezzo fatti rapire!
Da quella dei sogni caparbi
che non cedono alle lusinghe del giorno
qualunque.
Ti aspetto qui,
alle porte di un’alba nascente,
dove il tempo
che ha fretta d’arrivare
non è mai nato.
Qui! Dove fiorisce il pensiero
come l’occhio di un cielo chiaro
sgombro da nuvole,
e si confondono stormi
di uccelli
nell’oro fuso dei tramonti.
Dove lo scrigno dell’anima
è sempre aperto in ogni sua fibra
allo stupore della terra
che semina la vita.
Terra sulla quale posano passi leggeri,
e sottovoce ci si parla
per non tradire un suono d’aria,
un sospiro,
un battito d’ala,
la scheggia di un’eco lontana.


Giuseppina Terranova

9° classificato

La bouganvillea

Petali di pergamena antica e
di porpora accesi,
flessuosi rami intrecciati
dalle verdi dita,
giovani e arditi
incroci di volute
seguo indolente
sul muro di rosa sbiadito,
che al tempo non si arrende
e agli ultimi bagliori d’arancio
voluttuoso si protende.
Il lento piacere dello sguardo
bruscamente si arresta lassù,
dove invano brilla il tuo
vermiglio richiamo,
ai piedi di una piccola finestra
chiusa.
Invano intrecciasti la tua chioma
per uno sguardo ignaro
che a te si nega…
Al tramonto hai catturato
una fiaba del mio pensiero
e in pochi istanti mi hai raccontato
il tuo semplice mistero,
quel piccolo dolore che ti punge
quando si fa sera…
Nel riflesso del mio umile sguardo
di porpora e d’oro t’incorono,
mia regina,
e solo per te voglio rubare
lo smeraldo di uno spicchio di mare.


Vincenzo Elefante

10° classificato

Alma madre

Ho raccolto una manciata di terra
e l’ho chiamata madre. L’ho baciata.
Mi ha detto: “Figlio, io ero addormentata
in questo oscuro angolo di terra,
camminavo, viaggiavo nella guerra
delle quattro stagioni. Mi hai svegliata
tu – con un bacio! Come una ventata
di marzo si addormenta nella serra
del giardino dei giusti questa vita – si riempie, si svuota e ricomincia:
lascia e prende la piena delle rive.”
Guardai il fiume, le acque fuggitive.
Sciolsi il Nodo nel verso di una cincia.
Vidi la madre mia ringiovanita.


Canto indiano

Ascolta, figlio, come
un galoppo di indocili cavalli
se ne andarono gli anni, dileguarono,
sui sentieri di guerra.
E questi sono i segni degli zoccoli
nella carne violata, devastata.
Adesso, il Grande Spirito de fiumi
accende i primi fuochi del tramonto
sopra i monti dei padri,
dove ardono le cime della sera.
Non ascoltare il grido di battaglia
che sale dal deserto!...
Bisogna seppellire, ora, l’ascia di guerra.
Questa è l’ora che tacciono i tamburi – l’ora di ripartire
sulle tracce del vento.


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