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Premio Letterario Internazionale Città di Melegnano 1998
III Edizione

Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 1998
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Andamento del concorso:

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Risultati

Classifica concorso letterario Città di Melegnano 1998 sez. poesia:


  • 1° classificato Antonio Zocchi di Bologna con Oltre il confine;
  • 2° classificata Elena Ruvidi di Pozzuoli (Na) con La statua ritrovata;
  • 3° classificata Anna Lucia Di Nauta di Apricena (Pg) con Sono per te;
  • 4° classificata Roberta Degl’Innocenti di Firenze con Prendi le mie parole;
  • 5° classificata Adriana Scarpa di Treviso con Questo è il tempo;
  • 6° classificata Loriana Capecchi di Quarrata (Pt) con Fanciulli;
  • 7° classificato Paolo Padoan di Crocetta del Montello (Tv) con Anelli per te;
  • 8° classificato Antonio Capriotti di Porto d’Ascoli (Ap) con Terremoto;
  • 9° classificato Luca Bosco di Gassino Torinese (To) con 22 giugno 1998;
  • 10° classificato Alessandro Maderna di Opera (Mi) con A Carola.


Opere segnalate dalla Giuria:


  • Maria Teresa Kindjansky di Cava dei Tirreni (Sa) con Attendo;
  • Daniela Raimondi di Londra con Party;
  • Rosalba Santoni di Pecetto (Al) con Figlia.

Classifica concorso letterario Città di Melegnano 1998 sez. narrativa:


  • 1° classificato Federico Bianchessi Taccioli di Varese con Le muse;
  • 2° classificato Pier Giuseppe Cavalli di Correzzola (Pd) con La peste di Londra;


Opere segnalate dalla Giuria:


  • Paolo Bucciarelli di Ancona con L’aquila di fuoco;
  • Marco Bellentani di Castelnuovo R. (Mo) con L’invisibile;
  • Cristiano Della Bella di Costigliole Saluzzo (Cn) con Quel taglio sul dito;
  • Antonio Biancospino di Napoli con L’uomo che camminava troppo;
  • Maria Carmela Forlenza di Torre de’ Roveri (Bg) con Le ninfee.


Opere vincitrici

Antonio Zocchi

1° classificato

Oltre il confine


Un pozzo nell’anima,
pieno di parole,
in cui la mente a volte cala,
un secchio che riemerge di ricordi.
E non importa se non hanno tempo,
basta che ci siano e che volino al vento.
Ed a volte cerco,
oltre l’orizzonte il confine,
che mi mostri la soglia,
che mi sveli ogni ragione
che la vita nega,
che la frenesia affoga.
E allora mi perdo,
ad occhio nudo guardo,
per scoprire il colore delle ali dei sogni,
e vedere se planano in vortici strani sulla terra nuda.
Ed a volte ho udito il soffio,
di anime straniere che cantavano di luoghi,
oltre le colline, oltre il conosciuto.
Ma se la ragione tornasse a bussare
aprirei la porta per sentire amore,
e la porterei alla fine,
oltre quel confine,
dove si respira per non soffocare,
dove si respira tra il mio cielo e il mare.


Elena Ruvidi

2° classificata

La statua ritrovata


Per la tua casa
dai tripodi di bronzo
ho intrecciato con giunchi
rami di mirto e bacche di corallo;
per la tua fronte alloro
che così ti si possa ricordare
incoronata,
quando ti troveranno,
bianca di marmo
tra i mosaici spezzati
e le tronche colonne.
Della fontana del satiro
che scroscia fresca nel peristilio roseo,
come tua giovinezza,
degli altari dei Lari,
dei nostri grandi Dei affrescati
di rosso cupo di murice e nero
non rimarrà più nulla.
Ma tu rinascerai alta nel sole,
il peplo e il manto scolpiti dal vento.
Ti sfioreranno le mani stupite
di genti nuove di mille e mille anni,
eppure antiche anche di noi,
che di te sanno;
mentre giammai tu sapesti di loro.
Non tremare
potrebbero capire che sei viva.


Anna Lucia Di Nauta

3° classificata

Sono per te


Sono per te l’aspro
odore dell’erba calpestata
dalla pietra più sincera,
talora l’albero cavo
che intana la notte.
Sono, amico mio,
il valico d’amore in perpetuo
interdetto alla tua voce,
quella china dove il freno
si rompe e ci vogliono
occhi fermi per andare dritti
avanti fino al proprio batticuore
per ancora respirare pleniluni
indivisi dai tuoi passi.
Sono per te la tempesta
di neve che liquefa la mente
al profumare delle braci
e tu sei eco, sorgente e foce
che svolta in lontananza.
Del lago sono la nebbia
e il fondo dell’acqua mite
come sguardo di puledro
dove specchio alla tua ombra
dormono i vecchi mari miei
e tu ritorni nel brivido
che credi la mia vertigine
e non è che la tua speranza
di stupore infinita.


Roberta Degl’Innocenti

4° classificata

Prendi le mie parole


Prendi le mie parole,
che la brezza sussurra
e l’uragano grida,
ed intrecciale al ritmo,
incalzante,
di chitarre gitane
dove il rumore del vento
raccoglie
l’odore aspro e pungente
del mirto.


Prendi le mie parole,
colorate di porpora e oro,
spezzate e ricomposte
in versi
all’ombra della siepe
che infiora l’orizzonte.


Raccoglile, con cura,
nelle note d’un violino
che rompe il silenzio,
nell’incanto della sera
che stupisce e scolora
il giorno,
sopra altari pagani
brucia la ragione
e disperde
le ceneri nel vento.


Adriana Scarpa

5° classificata

Questo è il tempo


Questo è il tempo,
questa la lunga treccia
che ci annoda all’ormeggio.
Noi timonieri-arcangeli
ciarliamo delle storie
che la risacca getta sulla riva
sotto una luna piena
tutta bianca.


E immaginiamo
la fioritura d’alghe al nostro corpo,
un erbario prezioso
che gonfia il soffio lieve
sulla nuca.


Imparammo dal librarsi dei gabbiani
ad intingere piume nel cobalto
così
si fascia di pre-luce
il nostro corpo vagheggiando l’alba.
Questo è il tempo
sotto un cielo altissimo
quando il luccichio dell’acqua
ci ruba dai frammenti di memorie.
Questa notte di giugno
che mette allo scoperto
silenziosamente
l’altra parte del cuore.


Loriana Capecchi

6° classificata

Fanciulli


E ci rideva l’erba, l’aria, il fondo
di un cielo capovolto nelle fosse
azzurro una stagione. Forse neanche.
E verde un gracidare ci chiamava
da specchi quasi in secca oltre le canne.
Soli
nei pomeriggi magici d’estate.
Il calabrone perso in cerchi d’oro.
Bianca
la strada vuota di parole.
Pareti non aveva la campagna.


E il vento ci prendeva fra le braccia
sciogliendoci ogni fiocco dai capelli
rapiti uccelli
foglie vagabonde
in fuga verso poggi di lavanda.


Perdute le ali
resta solo il sogno
che ancora pesca al fondo nostalgie
versando a riva guizzi di rimpianto.


Ma il fiume adesso ha sponde di cemento
le stesse allora ariose di fanciulli
già letto di ranuncoli e verbene.


Scivola l’acqua senza una memoria.
Il vento passa muto e non rammenta.


Paolo Padoan

7° classificato

Anelli per te


Amore chiami parole laccate dalla primavera
figlie dei tuoi silenzi d’edera
che ripongo sulle mensole della poesia
che tu scorri con la saggia lentezza della lumaca.
Sono come lucertole che si nascondono d’autunno
bianche betulle sorridenti al bosco ormai giallo
campanili fiabeschi emersi dai cascami di nebbia
viaggi, abbracciato a te sulla carrozza inesistente
cigolii dell’anima a perdere nella notte
stracci intrisi d’ossido lucidato dagli ottoni
belle come la ragione di bagnarsi sotto la pioggia
fischi dell’innamorato per i labirinti del paese
quel fischio insolente modula le tue parole d’amore
ho dipinto tutte le case con le nostre lacrime
e tu riconosci quel sale azzurro sui muri brillati
le parole salgono lente dai camini come arcobaleni
li vedi solo tu perché hai il sangue variopinto
sarai sporca per sempre di quel seme d’arlecchino
che colora anche il relitto della bicicletta brunita
non sarò mai vedovo di te perché ho anelli d’amore
posso ormai scrivere solo virgole sui fogli bianchi:
le parole della tua poesia cadranno come foglie
che si leggeranno da sole in un canto d’amore.


Antonio Capriotti

8° classificato

Terremoto


Or è vento cieco d’abissi

- bramito e onda – che in danza
percuote e furente frantuma
le case; inuma coi muri le cene
incompiute, l’odore avito
e l’intima luce, il sudore
lungo dei giorni, le voci
e il sangue nel silenzio di detriti.


Lassù nel borgo stanotte
fredde ammiccano stelle
a strade di passi svaniti, ulula
il cane rimasto nell’orto
alla catena, e nel buio
si perde inascoltato il pianto
di vecchia pervicace
intirizzita all’uscio che non tiene.


Cadute sono anche le chiese
nate d’antico fervore, le pietre
col volto dei Santi, e ti chiedi
il tutto a chi piaccia, a che giovi.
Ritorna assillante, e sgomenta
«sublunaria curatne Deus?»


Luca Bosco

9° classificato

22 giugno 1998


Se solo fossi ciò che è il melo d’autunno
e avessi baci come accenti d’edera avviluppati
saprei il tuono
saprei il silenzio e l’abbandono.


E avrei tempo, senza temere sete,
e frutterei,
prestando i piedi nudi alla nuda terra,
come al cielo.


(Già sui rami s’attempa il grembo dei nidi,
s’insinua la piega del sonno
fra l’erba assolutrice).


E tu, lontana, aspetti me?


Tu, che sei l’ombra di meridiana
e colmi la crepa che ho nel cuore,
quante croci hai contato
tra queste troppo solide mura,
sotto questo cielo da cattedrale?


Io resto qui a fissare queste porte,
a nutrire queste fessure d’ombra,
a disconoscere l’occhio che offro alla paura.


(Non ho labbra per altro…)


E apprendo solo ora a camminare,
curvo, sotto nubi troppo strette,
e ti vorrei domandare:
«Quante sono le stelle?».


Alessandro Maderna

10° classificato

A Carola


Se osservi il Sole che si concede al cielo,
se in questi giorni lo guardi attentamente grazie a Galileo
lo vedi partorire
fra lacrime che son lingue di fuoco,
lo senti che d’amore avvampa
i rocciosi tetti;
se tendi l’orecchio nel silenzio del buio
cogli dall’altra parte del mondo
il canto-vagito della Fenice che rinasce,
ha smesso gli abiti lisi
di tizzoni ormai spenti
per indossare un’armatura d’amore incandescente
forgiata da divini fabbri omerici.
Se chiudendo gli occhi per dormire
vedrai il mio volto
io ti bacerò sulle labbra
perché ci stiamo nutrendo dello stesso sogno,
emergerò dal Tutto per un attimo
e con quel bacio ci ritufferemo insieme,
così il nostro sentimento sarà una vivace foresta,
un’immensa distesa d’erba fresca
dove si moltiplica la vita;
avvolti nello sguardo vasto del Gipeto, che sovrasta,
saremo i suoni e i rumori,
colori i nostri pensieri
leggeri sul nostro respiro che è Padre dei Venti;
la Terra tutta ci farà da rifugio,
di verde vestiremo i nostri corpi
che un giorno metteranno profonde radici e teneri germogli,
di luce nutriremo i nostri bisogni
per dimorare nella passione.
Se osservi il Sole nel cielo,
se in questi giorni lo guardi attentamente
lo vedi realizzare l’utopia:
illumina ogni cosa, tingendo anche l’ombra,
è l’Amore Perfetto.


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