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Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co.
VII Edizione

Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2018
Clicca qui per il bando completo del concorso
Risultati

Sono stati proclamati, come da bando di concorso, i vincitori della VII edizione del Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. organizzato da Giovane Holden Edizioni.
La Giuria ha inoltre assegnato riconoscimenti e menzioni speciali ai finalisti.
A tutti i finalisti è stato consegnato un attestato di merito, ai vincitori di sezione una targa personalizzata.
I nomi dei vincitori sono stati comunicati esclusivamente nel corso della cerimonia di premiazione.
La Cerimonia di Premiazione, organizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale I soliti ignoti è avvenuta sabato 25 novembre a partire dalle ore 16.00 presso l’Hotel Residence Esplanade nel corso di una giornata dedicata alla scrittura e ai libri.

Di seguito tutti i finalisti riportati in rigoroso ordine alfabetico:

SEZIONE POESIA

Daniela Conti – “Cuore nero” – Camaiore (Lucca)
Motivazione: Splendida e inquietante lirica in cui la poetessa riesce a nominare il delirio dell’amore nero della dipendenza, esaltando in forma chiara emozioni tragiche universali e comuni a ogni epoca. La struttura ritmica del verso e l’uso del climax producono l’effetto evocativo della parola traslandolo in sensazioni fisiche. Affanno, desiderio e disperazione si compenetrano nella perversione della mistica del perdono che annulla le possibilità di redenzione e condanna all’eterno tormento del dolore, della non vita nella dimensione limbica della dominazione. Uno specchio, dunque, inquietante, dove si mira l’abisso, quell’abisso che non ci consente la quiete di stare dalla parte giusta dell’amore perché è l’abisso che squarcia l’idealità dell’amore puro e del perdono. Occhi, sguardo di fuoco di un femminile che non può esimersi dalla responsabilità del proprio dolore solo fingendo che la proiezione riflessa nello specchio appartenga all’altro come dominatore esterno a se stessa. Si avverte la forza della parola, per la sua facoltà di recare “scandalo” svegliando la coscienza, mostrandole nel contempo il suo abisso e il suo potere. Solo attraverso una parola coraggiosa, è possibile spezzare la catena del perdono che placa la dipendenza del volere disperatamente il proprio carnefice, una parola spudorata che libera dall’inganno che l’amore sia dolore..
Roberto Marsiglia – “Apocalisse” – Chiavari (Genova)
Motivazione: Versi potenti dal sapore epico. Epopea del terrore che attraverso il ritmo serrato dei versi evoca, come si richiama un demone, l’imminente epifania della fine. Una distopia in piena regola, dove il demone è il poeta che grida e invoca un futuro già presente; un tempo senza tempo che incarna la desolazione di un deserto vuoto, abbandonato dalle Virtù, dove si compirà finalmente il destino dell’umano non più umano. Un canto distopico con l’intrinseca potenzialità liberatrice propria della distopia divina che atterra e distrugge un concavo cielo deserto ponendo fine alla storia con un giorno selvaggio dove la dimensione temporale crollerà sull’infinito.
Francesca Berti – “Figure nel buio” – Pisa
Motivazione: Bella lirica dalle atmosfere gotiche che consentono la percezione languida del desiderio. Un desiderio che si muove sul ritmo delle parole, che balla sulle sillabe come un sabba. Il ritmo dei senari, settenari e novenari alternati, incrociandosi sviluppa un passo alternato, irregolare e imprevisto come le membra delle danzatrici in estasi sotto la luna sfuggente. Le metafore della luce e dell’ombra si susseguono a incalzare il ritmo che appare in modo visionario sullo spazio candido della mente del lettore. È proprio la metafora il centro di questa lirica, una metafora che rivela il lato nascosto del sabba che non conduce agli inferi ma all’inquietudine propriamente umana della passione …linfa vitale della vita..

Premio Speciale della Giuria
Donatella Sarchini – “Di luce e d’ombra” – Milano
Motivazione: Una poesia che predilige la misura breve e il lampo improvviso di pennellate impressioniste. Poesia come un dipinto, tela di chiaroscuri e ritmi che rincorrono gli sguardi sospesi sul mistero di presenze archetipiche in incognito. Presenze mitiche celate dai giochi di luce, invito seducente all’esplorazione dei territori in ombra sulla strada di risalita o di discesa dagli inferi, disseminata da moniti che consigliano prudenza. La saggezza è sicuramente data dal non domandare, dal non afferrare il mistero delle creature oltre la soglia del tempo dove conduce solo la lirica, la forza della parola poetica che di per sé ha la capacità di commuovere e di sommuovere il dialogo con il mistero.

Quarti classificati in ordine alfabetico:
Natasa Butinar – “Lasciami entrare” – Bottrighe (Rovigo)
Erika Caser – “Angelo nero” – Merano (Bolzano)
Sonia De Santis – “Solstizio d’estate” – Rieti
Guido di Sepio – “Vampiro” – Roma
Sandro Fossemò – “Ali nella Notte” – Roseto degli Abruzzi (Teramo)
Alessio Franchi – “Rob ed Angus” – Pomarance (Pisa)
Nicola Giordano – “Pipistrello: L’altra forma del vampiro” – Roma
Sergio Giovannetti – “Le corna della lumaca” – Vinci (Firenze)
Andrea Moretti – “Esmeralda” – Chieti Scalo (Chieti)
Giovanni Parentignoti – “Vanessa” – Noto (Siracusa)
Manuel Pellegrino – “Tenebra” – Caraglio (Cuneo)
Elena Angela Pera – “Il risveglio dell’occhio buio” – Masate (Milano)
Alessandro Porri – “Quando si raccontavano le favole” – Roma
Giulia Quaranta Provenzano – “Nella nebbia, croce-via” – Diano Arentino (Imperia)
Saverio Rosso – “Feuer frei! (aprite il fuoco!)” – Gaiola (Cuneo)
Jessica Tommasi – “Custode del meriggio (componimento a tre voci)” – Foligno (Perugia)

SEZIONE RACCONTO

Alessandro Izzi – “La chiave per entrare” – Gaeta (Latina)
Motivazione: Le origini di tutte le creature fantastiche affondano in istanze sociali e psicologiche ancestrali: questo pregevole racconto, intenso, originale e coraggioso, inserisce con sensibilità straordinaria la drammaticità di un fatto dei nostri giorni nella cultura fantasy. Il dolore di una madre sconvolta per il suo neonato perduto è struggente nelle parole di Alessandro Izzi: il sentimento di mancanza e la depressione invincibile da esso generata sono narrate con chiarezza ed eleganza grazie a un linguaggio estremamente curato e raffinato e a una struttura equilibratissima; e poi, attraverso dettagli sempre più agghiaccianti, il maturare della consapevolezza di un motivo diverso, sovrannaturale e intollerabile, per una tale sofferenza: il vampiro, dunque, incarnazione mostruosa di un complesso e doloroso stato psichico, che prosciuga energie, volontà e certezze, che rende impotenti e che non può essere arrestato. La costruzione è magistrale: il racconto disvela in maniera progressiva ma inesorabile il terrore di cui è intriso e, pur delineando subito atmosfere sospese di angoscia e malattia, che paiono discendere direttamente da alcune pagine di Stoker, come un meccanismo ben calibrato fa scattare le dinamiche più inquietanti solo quando il lettore è ormai del tutto avvinto e non ha più modo di distogliere la propria attenzione. Inoltre, le visioni di orrore guadagnano ulteriore potere evocativo dall’essere abilmente inserite in un contesto di quotidianità e legate a immagini di candore, innocenza e tenerezza..
Emanuela Signorini – “La pelle” – Samarate (Varese)
Motivazione: Emanuela Signorini sviluppa uno spunto chiaro, originale e brillante, che in un sapiente crescendo di tensione avvince il lettore nelle spire di un racconto da brividi. Le protagoniste sono due ragazzine, sullo sfondo colorato e avvolgente di una primavera inebriante, preludio di una stagione di meraviglia. Sharon, esuberante, briosa e vivace, conosce nella propria scuola Brunella, timida, enigmatica e dalle sembianze assai sinistre; superando dubbi e diffidenze ne diviene rapidamente amica e complice via via sempre più affiatata. Ma dietro le ultime spensierate vicende infantili è in agguato la storia terrificante di una secolare creatura predatrice, una fenice stregonesca che mutila le sue piccole vittime della propria pelle. Le ombre misteriose del momento di passaggio tra infanzia e prima adolescenza vengono personificate in una strega antica, spietata e inarrestabile, che strazia l’innocenza, e le ruba l’esteriore per ottenere nuove forze. Con una splendida regia degli equilibri narrativi, il racconto getta il lettore giù dalle atmosfere variopinte e sfumate di un ricordo infantile direttamente dentro un incubo sanguinario, dove urlano crudeli leggende di epoche oscure: la narrazione vive e si esalta di un vertiginoso rovesciamento di registro, ben preparato e ben espresso nel linguaggio che rende ancor più potente sia la gestione abile di cadenze e termini sia la figura di un antagonista dalle caratteristiche assolutamente peculiari..
Egidio Storelli – “Il cane nero” – Caprarola (Viterbo)
Motivazione: È indubbiamente la Solitudine il vero, terribile mostro del racconto di Egidio Storelli. Danilo, un uomo ormai maturo, ha costruito la propria esistenza esclusivamente intorno a se stesso, senza praticare alcun reale contatto con altri. Egli ha desiderato la Solitudine più che ogni altra cosa: per essa ha strappato da sé ogni scrupolo e ogni affezione, finché la Solitudine non si è completamente impossessata di lui. Ma la miserevole condizione dell’uomo, descritta con grande efficacia nei tratti scarni della sua triste quotidianità, giunge al punto di sublimazione nel momento in cui egli pare ritrovarsi veramente solo: l’unica altra presenza nella città deserta, silenziosa e sempre più angosciante, è un inquietante cane nero, che Danilo poi comprenderà ricoprire per lui il ruolo di psicopompo. La narrazione è bilanciata ma incalzante, costruita su eccellenti scelte di ritmo e di forme: fin dalle prime righe spinge il lettore a calarsi in un’atmosfera spoglia e angusta, e a considerare in se stesso il proprio intimo Danilo, e a seguirlo nel disturbante succedersi degli eventi. “Il cane nero” è un racconto potente, allegorico ed estremamente calato in uno dei temi più delicati del nostro contemporaneo; con la sua incisività e vividezza, si sviluppa nel solco dei grandi autori del racconto surreale, da Poe, a Buzzati, a Saramago..

Premio Speciale della Giuria
Alessandro Porri – “Asfalto bagnato” – Roma
Motivazione: Scrivere letteratura fantastica è avvincente e suggestivo, per certi versi, anche liberatorio. Ma le creature fantastiche non esistono, o meglio, esistono solo nella fantasia, o al più, quando le vediamo al cinema, esistono nel trucco e nell’artificio tecnologico. Forse. “Asfalto bagnato” gioca con personaggi e situazioni relativamente classiche del genere: orchi, gnomi, fatine, città scure e sotterranei misteriosi e sgradevoli. La vicenda narrata è divertente, ma in realtà è solo una parte di un originale e sorprendente sistema di scatole cinesi che Alessandro Porri gestisce e con cui stimola il lettore: in esso, realtà finzione e fantasia si rincorrono, si mescolano e si confondono, in un’articolata successione di piani, che sfuma in un’illusione suggestiva regalandoci un sincero attimo di magia..

Quarti classificati in ordine alfabetico:
Ughetta Aleandri – “Denti di lupo” – Foligno (Perugia)
Stefano Camossi – “Segreti di famiglia” – Ponte San Marco (Brescia)
Filippo Caramalli – “Loro” – Anzola dell’Emilia (Bologna)
Mirella Carrozzino – “Come riconoscere una strega ed un vampiro nel XXI secolo” – Genova
Antonio Casamento – “Il bacio della morte” – Padova
Pablo Cerini – “La fattucchiera” – Busto Arsizio (Varese)
Alessandro Corsi – “I figli della pioggia” – Livorno
Ida Daneri – “La rosa nera” – Vigevano (Pavia)
Antonio di Carpegna Falconieri – “La tigre del Sasso Simone” – Novafeltria (Rimini)
Franco Duranti – “I pesci rossi sono tutti uguali” – Jesi (Ancona)
Micol Fusca – “Il Bardo Muto” – Montebelluna (Treviso)
Marco Gelli – “Viaggio nel Forsemondo” – Piombino (Livorno)
Tiziana Guidi – “L’olivetano” – Santa Giustina in Colle (Padova)
Iacopo Maccioni – “I Boccino, questa volta” – Lucignano (Arezzo)
Silvia Marini – “Portami con te” – Tirrenia (Pisa)
Roberto Marsiglia – “Un Nuovo Mondo” – Chiavari (Genova)
Marco Martinenghi – “L’insidia” – Camaiore (Lucca)
Clara Morelli – “Il gatto di vetro” – Viareggio (Lucca)
Andrea Moretti – “La canzone di Carmilla” – Chieti Scalo (Chieti)
Michela Passeri – “Lo smadre” – Gubbio (Perugia)
Alessia Piemonte – “Lech” – Trapani
Michele Sanseverino – “Anna la burattinaia” – Cicciano (Napoli)
Donatella Sarchini – “I calzari del demonio” – Milano
Emanuele Silvestro – “B.E.N. (Benadin Emerun Noll)” – Cuneo
Arianna Trombaccia – “Nomen omen” – Roma
Serena Turchi – “Le molteplici esistenze della iena” – Fucecchio (Firenze)

SEZIONE ROMANZO

Ornella Fiorentini – “Non si maltrattano i bambini” – Ravenna
Motivazione: Un romanzo atipico. Sfiora il fantastico su bianche ali di cicogna conducendo il lettore in antri oscuri faccia a faccia col diavolo. La vicenda si avvia con un singolare patto per rovinare una vita. Eppure, sopra i cieli della Bulgaria, vola la speranza. Il lettore, incantato e avvinto, segue la vicenda di Yana, un tempo cicogna, in parte donna, in parte aliena, in un viaggio verso la compassione, verso ogni creatura indifesa. Dalla Bulgaria all’Italia e ritorno, Ornella Fiorentini ci presenta questa sorta di Amélie Poulain soprannaturale che entra nella vita delle persone e la cambia, anche solo sfiorandole. La missione che le è stata affidata da una specie superiore è cambiare i cuori e unire le persone nella realtà quotidiana. La scrittura prende a poco a poco, come briciole lungo la strada il lettore raccoglie parole e segue destini, si emoziona per l’intreccio narrativo, abilissimo, e corre verso il finale in trepidante attesa della parola conclusiva.
Gabriella Pison – “Veleno di lupo” – Trieste
Motivazione: Le figure che emergono dalla nebbia appartengono a un’altra Era, che la scrittura ricercata di Gabriella Pison ci aiuta a mettere a fuoco. La razza dei vampiri è sull’orlo dell’estinzione a causa degli sconvolgimenti climatici causati dagli umani. Un gruppo di vampiri parte, dunque, alla ricerca di un sacro testo che contiene le istruzioni per una cura, giungendo così a un villaggio protetto da lupi. Qui le due razze, unendo le loro forze e abilità, scoprono che la salvezza si trova nella città eterna. Partono dunque per Roma in una lotta contro il tempo, contro le tentazioni, sempre sull’orlo del fallimento, fino al disperato finale. O forse no? Le parole dell’autrice evocano luoghi e ambienti, anche conosciuti, descrivono situazioni, caratteri, incontri che ritroviamo nella nostra vita di ogni giorno. La conclusione è aperta e soggetta all’emozione del momento… La speranza vola con ali nere di corvo.
Peter Viribile – “I delitti della laguna” – Castelnuovo Parano (Frosinone)
Motivazione: Sappiamo il giorno, il luogo, conosciamo i fatti, immaginiamo il movente. L’autore attinge alle atmosfere tipiche dei gialli classici che non ci stanchiamo mai di leggere. Lo stile è classico, anche il mostro lo è. Mummie, incantesimi, un romanzo d’investigazione, un giornalista/detective alle prese con l’occulto che collabora con la polizia per risolvere crimini. Potrebbe rischiare di essere classificato tra i “già letto, già sentito” ma Peter Viribile lo rende rapido, divertente, intrigante. Da leggere la sera, quando fuori piove…

Premio Speciale della Giuria
Aldo Parisi – “Sumus Tenebris Solem” – Serravalle Pistoiese (Pistoia)
Motivazione: Un incipit avvincente e avvolgente, duro, senza possibilità di fuga. Già dalle prime righe siamo coinvolti in prima persona: buio, memoria, sentimenti, dolore. Operano su di noi, attraverso noi come attraverso l’autore. Con la prima persona singolare Aldo Parisi ci catapulta nel ricordo dell’incubo e nell’incubo stesso. Sentiamo i rumori, vediamo i colori così come sente e vede il protagonista. I suoi affetti sono i nostri affetti, la sua missione è la nostra: sconfiggere il male fuori e dentro di noi.

Quarti classificati in ordine alfabetico:
Marco Ciaramella – “Il potere dell’occulto” – Pontedera (Pisa)
Arnaldo Colia – “Il principe degli incubi” – Foligno (Perugia)
Silvano Costantini – “Stirpe maledetta” – Genova
Antonio d’Elia – “Fulvio e il libro magico” – Molfetta (Bari)
Angelo Maria de Marco – “Il Mistero della Scala dei Turchi” – Messina
Francesco Lorusso – “Takez. Il Guardiano (Vol. 1)” – Manfredonia (Foggia)
Alessia Massari – “In Mirah” – Rubiera (Reggio Emilia)
Ingrid Rivi – “Con gli Occhi della Notte” – Cadelbosco di Sopra (Reggio Emilia)
Kito Silva – “Life X Death” – Belgioioso (Pavia)
Fanny Tas – “I verdi occhi di Os” – San Bonifacio (Verona)
Valentina Taverna – “La leggenda della città di Cristallo” – Tarquinia (Viterbo)

Opere vincitrici

SEZIONE POESIA

Daniela Conti – “Cuore nero” – Camaiore (Lucca)
Motivazione: Splendida e inquietante lirica in cui la poetessa riesce a nominare il delirio dell’amore nero della dipendenza, esaltando in forma chiara emozioni tragiche universali e comuni a ogni epoca. La struttura ritmica del verso e l’uso del climax producono l’effetto evocativo della parola traslandolo in sensazioni fisiche. Affanno, desiderio e disperazione si compenetrano nella perversione della mistica del perdono che annulla le possibilità di redenzione e condanna all’eterno tormento del dolore, della non vita nella dimensione limbica della dominazione. Uno specchio, dunque, inquietante, dove si mira l’abisso, quell’abisso che non ci consente la quiete di stare dalla parte giusta dell’amore perché è l’abisso che squarcia l’idealità dell’amore puro e del perdono. Occhi, sguardo di fuoco di un femminile che non può esimersi dalla responsabilità del proprio dolore solo fingendo che la proiezione riflessa nello specchio appartenga all’altro come dominatore esterno a se stessa. Si avverte la forza della parola, per la sua facoltà di recare “scandalo” svegliando la coscienza, mostrandole nel contempo il suo abisso e il suo potere. Solo attraverso una parola coraggiosa, è possibile spezzare la catena del perdono che placa la dipendenza del volere disperatamente il proprio carnefice, una parola spudorata che libera dall’inganno che l’amore sia dolore..
Roberto Marsiglia – “Apocalisse” – Chiavari (Genova)
Motivazione: Versi potenti dal sapore epico. Epopea del terrore che attraverso il ritmo serrato dei versi evoca, come si richiama un demone, l’imminente epifania della fine. Una distopia in piena regola, dove il demone è il poeta che grida e invoca un futuro già presente; un tempo senza tempo che incarna la desolazione di un deserto vuoto, abbandonato dalle Virtù, dove si compirà finalmente il destino dell’umano non più umano. Un canto distopico con l’intrinseca potenzialità liberatrice propria della distopia divina che atterra e distrugge un concavo cielo deserto ponendo fine alla storia con un giorno selvaggio dove la dimensione temporale crollerà sull’infinito.
Francesca Berti – “Figure nel buio” – Pisa
Motivazione: Bella lirica dalle atmosfere gotiche che consentono la percezione languida del desiderio. Un desiderio che si muove sul ritmo delle parole, che balla sulle sillabe come un sabba. Il ritmo dei senari, settenari e novenari alternati, incrociandosi sviluppa un passo alternato, irregolare e imprevisto come le membra delle danzatrici in estasi sotto la luna sfuggente. Le metafore della luce e dell’ombra si susseguono a incalzare il ritmo che appare in modo visionario sullo spazio candido della mente del lettore. È proprio la metafora il centro di questa lirica, una metafora che rivela il lato nascosto del sabba che non conduce agli inferi ma all’inquietudine propriamente umana della passione …linfa vitale della vita..

Premio Speciale della Giuria
Donatella Sarchini – “Di luce e d’ombra” – Milano
Motivazione: Una poesia che predilige la misura breve e il lampo improvviso di pennellate impressioniste. Poesia come un dipinto, tela di chiaroscuri e ritmi che rincorrono gli sguardi sospesi sul mistero di presenze archetipiche in incognito. Presenze mitiche celate dai giochi di luce, invito seducente all’esplorazione dei territori in ombra sulla strada di risalita o di discesa dagli inferi, disseminata da moniti che consigliano prudenza. La saggezza è sicuramente data dal non domandare, dal non afferrare il mistero delle creature oltre la soglia del tempo dove conduce solo la lirica, la forza della parola poetica che di per sé ha la capacità di commuovere e di sommuovere il dialogo con il mistero.

SEZIONE RACCONTO

Alessandro Izzi – “La chiave per entrare” – Gaeta (Latina)
Motivazione: Le origini di tutte le creature fantastiche affondano in istanze sociali e psicologiche ancestrali: questo pregevole racconto, intenso, originale e coraggioso, inserisce con sensibilità straordinaria la drammaticità di un fatto dei nostri giorni nella cultura fantasy. Il dolore di una madre sconvolta per il suo neonato perduto è struggente nelle parole di Alessandro Izzi: il sentimento di mancanza e la depressione invincibile da esso generata sono narrate con chiarezza ed eleganza grazie a un linguaggio estremamente curato e raffinato e a una struttura equilibratissima; e poi, attraverso dettagli sempre più agghiaccianti, il maturare della consapevolezza di un motivo diverso, sovrannaturale e intollerabile, per una tale sofferenza: il vampiro, dunque, incarnazione mostruosa di un complesso e doloroso stato psichico, che prosciuga energie, volontà e certezze, che rende impotenti e che non può essere arrestato. La costruzione è magistrale: il racconto disvela in maniera progressiva ma inesorabile il terrore di cui è intriso e, pur delineando subito atmosfere sospese di angoscia e malattia, che paiono discendere direttamente da alcune pagine di Stoker, come un meccanismo ben calibrato fa scattare le dinamiche più inquietanti solo quando il lettore è ormai del tutto avvinto e non ha più modo di distogliere la propria attenzione. Inoltre, le visioni di orrore guadagnano ulteriore potere evocativo dall’essere abilmente inserite in un contesto di quotidianità e legate a immagini di candore, innocenza e tenerezza..
Emanuela Signorini – “La pelle” – Samarate (Varese)
Motivazione: Emanuela Signorini sviluppa uno spunto chiaro, originale e brillante, che in un sapiente crescendo di tensione avvince il lettore nelle spire di un racconto da brividi. Le protagoniste sono due ragazzine, sullo sfondo colorato e avvolgente di una primavera inebriante, preludio di una stagione di meraviglia. Sharon, esuberante, briosa e vivace, conosce nella propria scuola Brunella, timida, enigmatica e dalle sembianze assai sinistre; superando dubbi e diffidenze ne diviene rapidamente amica e complice via via sempre più affiatata. Ma dietro le ultime spensierate vicende infantili è in agguato la storia terrificante di una secolare creatura predatrice, una fenice stregonesca che mutila le sue piccole vittime della propria pelle. Le ombre misteriose del momento di passaggio tra infanzia e prima adolescenza vengono personificate in una strega antica, spietata e inarrestabile, che strazia l’innocenza, e le ruba l’esteriore per ottenere nuove forze. Con una splendida regia degli equilibri narrativi, il racconto getta il lettore giù dalle atmosfere variopinte e sfumate di un ricordo infantile direttamente dentro un incubo sanguinario, dove urlano crudeli leggende di epoche oscure: la narrazione vive e si esalta di un vertiginoso rovesciamento di registro, ben preparato e ben espresso nel linguaggio che rende ancor più potente sia la gestione abile di cadenze e termini sia la figura di un antagonista dalle caratteristiche assolutamente peculiari..
Egidio Storelli – “Il cane nero” – Caprarola (Viterbo)
Motivazione: È indubbiamente la Solitudine il vero, terribile mostro del racconto di Egidio Storelli. Danilo, un uomo ormai maturo, ha costruito la propria esistenza esclusivamente intorno a se stesso, senza praticare alcun reale contatto con altri. Egli ha desiderato la Solitudine più che ogni altra cosa: per essa ha strappato da sé ogni scrupolo e ogni affezione, finché la Solitudine non si è completamente impossessata di lui. Ma la miserevole condizione dell’uomo, descritta con grande efficacia nei tratti scarni della sua triste quotidianità, giunge al punto di sublimazione nel momento in cui egli pare ritrovarsi veramente solo: l’unica altra presenza nella città deserta, silenziosa e sempre più angosciante, è un inquietante cane nero, che Danilo poi comprenderà ricoprire per lui il ruolo di psicopompo. La narrazione è bilanciata ma incalzante, costruita su eccellenti scelte di ritmo e di forme: fin dalle prime righe spinge il lettore a calarsi in un’atmosfera spoglia e angusta, e a considerare in se stesso il proprio intimo Danilo, e a seguirlo nel disturbante succedersi degli eventi. “Il cane nero” è un racconto potente, allegorico ed estremamente calato in uno dei temi più delicati del nostro contemporaneo; con la sua incisività e vividezza, si sviluppa nel solco dei grandi autori del racconto surreale, da Poe, a Buzzati, a Saramago..

Premio Speciale della Giuria
Alessandro Porri – “Asfalto bagnato” – Roma
Motivazione: Scrivere letteratura fantastica è avvincente e suggestivo, per certi versi, anche liberatorio. Ma le creature fantastiche non esistono, o meglio, esistono solo nella fantasia, o al più, quando le vediamo al cinema, esistono nel trucco e nell’artificio tecnologico. Forse. “Asfalto bagnato” gioca con personaggi e situazioni relativamente classiche del genere: orchi, gnomi, fatine, città scure e sotterranei misteriosi e sgradevoli. La vicenda narrata è divertente, ma in realtà è solo una parte di un originale e sorprendente sistema di scatole cinesi che Alessandro Porri gestisce e con cui stimola il lettore: in esso, realtà finzione e fantasia si rincorrono, si mescolano e si confondono, in un’articolata successione di piani, che sfuma in un’illusione suggestiva regalandoci un sincero attimo di magia.

SEZIONE ROMANZO

Ornella Fiorentini – “Non si maltrattano i bambini” – Ravenna
Motivazione: Un romanzo atipico. Sfiora il fantastico su bianche ali di cicogna conducendo il lettore in antri oscuri faccia a faccia col diavolo. La vicenda si avvia con un singolare patto per rovinare una vita. Eppure, sopra i cieli della Bulgaria, vola la speranza. Il lettore, incantato e avvinto, segue la vicenda di Yana, un tempo cicogna, in parte donna, in parte aliena, in un viaggio verso la compassione, verso ogni creatura indifesa. Dalla Bulgaria all’Italia e ritorno, Ornella Fiorentini ci presenta questa sorta di Amélie Poulain soprannaturale che entra nella vita delle persone e la cambia, anche solo sfiorandole. La missione che le è stata affidata da una specie superiore è cambiare i cuori e unire le persone nella realtà quotidiana. La scrittura prende a poco a poco, come briciole lungo la strada il lettore raccoglie parole e segue destini, si emoziona per l’intreccio narrativo, abilissimo, e corre verso il finale in trepidante attesa della parola conclusiva.
Gabriella Pison – “Veleno di lupo” – Trieste
Motivazione: Le figure che emergono dalla nebbia appartengono a un’altra Era, che la scrittura ricercata di Gabriella Pison ci aiuta a mettere a fuoco. La razza dei vampiri è sull’orlo dell’estinzione a causa degli sconvolgimenti climatici causati dagli umani. Un gruppo di vampiri parte, dunque, alla ricerca di un sacro testo che contiene le istruzioni per una cura, giungendo così a un villaggio protetto da lupi. Qui le due razze, unendo le loro forze e abilità, scoprono che la salvezza si trova nella città eterna. Partono dunque per Roma in una lotta contro il tempo, contro le tentazioni, sempre sull’orlo del fallimento, fino al disperato finale. O forse no? Le parole dell’autrice evocano luoghi e ambienti, anche conosciuti, descrivono situazioni, caratteri, incontri che ritroviamo nella nostra vita di ogni giorno. La conclusione è aperta e soggetta all’emozione del momento… La speranza vola con ali nere di corvo.
Peter Viribile – “I delitti della laguna” – Castelnuovo Parano (Frosinone)
Motivazione: Sappiamo il giorno, il luogo, conosciamo i fatti, immaginiamo il movente. L’autore attinge alle atmosfere tipiche dei gialli classici che non ci stanchiamo mai di leggere. Lo stile è classico, anche il mostro lo è. Mummie, incantesimi, un romanzo d’investigazione, un giornalista/detective alle prese con l’occulto che collabora con la polizia per risolvere crimini. Potrebbe rischiare di essere classificato tra i “già letto, già sentito” ma Peter Viribile lo rende rapido, divertente, intrigante. Da leggere la sera, quando fuori piove…

Premio Speciale della Giuria
Aldo Parisi – “Sumus Tenebris Solem” – Serravalle Pistoiese (Pistoia)
Motivazione: Un incipit avvincente e avvolgente, duro, senza possibilità di fuga. Già dalle prime righe siamo coinvolti in prima persona: buio, memoria, sentimenti, dolore. Operano su di noi, attraverso noi come attraverso l’autore. Con la prima persona singolare Aldo Parisi ci catapulta nel ricordo dell’incubo e nell’incubo stesso. Sentiamo i rumori, vediamo i colori così come sente e vede il protagonista. I suoi affetti sono i nostri affetti, la sua missione è la nostra: sconfiggere il male fuori e dentro di noi.

Risultati di tutte le edizioni del concorso:
Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. VIII Edizione
Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. VII Edizione
Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. VI Edizione
Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. V Edizione
Premio Letterario Nazionale Streghe Vampiri & Co. IV Edizione
 
 
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