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Premio Letterario Internazionale Il Club dei Poeti 2010
XIV Edizione

Ultimo aggiornamento: 04 Aprile 2011
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

Andamento dei lavori:

  • Le Antologie del Premio Il Club dei Poeti 2010 sono state spedite dal 12-11-2010 al 25-11-2010 – Inviate in data 26-08-2010 a mezzo posta le bozze dell’antologia. Spedita in data 19-03-2010 la comunicazione agli autori ammessi all’Antologia del Premio che verrà realizzata per la sezione poesia.
  • La Giuria ha ultimato la valutazione delle opere ed ha decretato la graduatoria finale del concorso in data 26-05-2010.

  • Premiazione – La cerimonia di premiazione si è tenuta nella città di Melegnano (Milano) con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale Assessorato alla Cultura e Identità il giorno 29 gennaio 2011 alle ore 15:30 presso l’Auditorium «Recagni» della Scuola Sociale Accademia delle Arti in via Marconi 21 a Melegnano. Clicca qui per vedere le fotografie della premiazione
  • I vincitori sono stati avvisati a mezzo posta e tutti i partecipanti hanno ricevuto una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.

Risultati

Risultati della XIV Edizione Premio Letterario Internazionale Il Club dei Poeti 2010


La giuria della quattordicesima edizione del Premio Lette-rario Internazionale Il Club dei Poeti 2010 presieduta per la poesia da Gianmario Lucini e per la narrativa da Massimo Barile, dopo l’analisi delle numerose opere pervenute ha stilato la seguente classifica finale:

Sezione Poesia:

  • Opera 1^ classificata: Gattopardo di Arianna Savini, Pietrapertosa (PZ). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia “Gattopardo”, con le altre due presentate al concorso dal suo autore, sono premiate per la capacità di cogliere nei segni della vita quotidiana e dell’ordinarietà dell’esperienza il corrispettivo di una vita spirituale, in un continuo rimando simbolico fra mondo e persona, spirito e materia, ambiente e psiche. Il mondo si fa linguaggio che a suo modo racconta una realtà più profonda e insegna il senso della vita, come una sorta di romanzo sapienziale che si racconta mentre accade, minuto per minuto e si compone lentamente in un affresco fatto di sequenze e rimandi simbolici, come nella lingua dei geroglifici antichi. L’immagine, colta nella sua rivelazione più colorata e più plastica, si rivela lettera di un grande alfabeto che il poeta tenta di penetrare, di comporre e interpretare con la spontaneità del suo canto e con la mente aperta a cogliere il nuovo, che dorme nel vecchio di sempre». Gianmario Lucini
    Vince Targa Club dei Poeti – Pubblicazione di un libro di 48 pagine edito dalla casa editrice Montedit di cui 100 copie vengono assegnate all’autore – Attestato – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet
  • Opera 2^ classificata In fitte gocce leggere… di Chiara Scrobogna, Formia (LT). Questa la motivazione della Giuria: «Nella poesia “In fitte gocce leggere” l’autore coglie lo spunto del temporale autunnale come metafora di una purificazione catartica nella quale il cielo, che è anche metafora di un potere divino, finalmente spazzi via il ristagno di vizi e di errori che corrompe l’esistenza. E’ solo un momento che dà sfogo alla fantasia che, intrecciandosi con un senso di meraviglia, per un momento prova a traslare dal piano naturale a quello esistenziale ciò che l’esperienza dei sensi consente di cogliere dalla realtà. Poi il realismo dell’esperienza sensoriale ha il sopravvento e tutto torna pian piano a rivestire lo stesso significato di sempre – come a dire che la realtà non cambia per intervento soprannaturale o per grazia ricevuta, ma per ben altri interventi, che necessitano di azione più che di contemplazione, per dimostrarsi adatti a scalzare i sedimenti dell’indifferenza e della povertà morale ». Gianmario Lucini
    Vince Pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit di cui 100 copie vengono assegnate all’autore – Attestato – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet
  • Opera 3^ classificata Vuoti a perdere di Luigi Di Legge, Rozzano (MI). Questa la motivazione della Giuria: «In pochi versi il poeta coglie il senso di una qualunque sera estiva, quando il mondo gira nel suo solito tran tran e tutto sembra preda del banale e del non senso che si incarna negli stessi corpi molli e informi che popolano i balconi dei caseggiati suburbani e nei gesti sciatti che lasciano intuire l’assenza di sogni e desideri che non siano in qualche modo indotti da un conformismo massificante. Pertanto, negli ultimi cinque versi, di notevole efficacia incisiva, la poesia leva una insofferente zampata leonina, abbandona il tono elegiaco per assumerne uno più sardonico e ruggire e graffiare per far male, per sfidare l’impoetico che portiamo dentro noi stessi (che viene con efficacia simboleggiato dalla volgarità del rutto) e metterlo alla berlina, alla gogna. L’efficacia della immagine è senza dubbio comica, anche se lo spirito che la coglie è senza dubbio amareggiato». Gianmario Lucini
    Vince Pubblicazione di un libro di 32 pagine pagine edito dalla casa editrice Montedit di cui 50 copie vengono assegnate all’autore – Attestato – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet
  • Opera 4^ classificata Per ricordarmi che non sono niente di Riccardo Fedeli, Villamagna (PI). Questa la motivazione della Giuria: «Questa lirica ci riporta alla nostra condizione di numero nella massa e alla difficoltà di instaurare relazioni umane soddisfacenti. La persona si annichilisce in un perenne senso di vuoto di inanità che non viene compensato dalla superficialità dei rapporti di circostanza o dai passatempi che sostituiscono più profonde dimensioni di comunicazione ed è per questo che si abbandona a visioni cupe di non senso. È il malessere del nostro tempo che rappresenta la fatica di trovare senso nell’esistere, se non siamo capaci di trovare conferme e accoglienza in chi ci corrisponde. Persino il mondo, le cose, l’ambiente, assumono una veste minacciosa, tediosa, che ci impedisce uno sguardo positivo, innescando una spirale di pessimismo che si auto-alimenta». Gianmario Lucini
  • Opera 5^ classificata Nello stesso respiro di Maurizio Rossi, Roma. Questa la motivazione della Giuria: «Il fiume delle generazioni che porta la fiaccola della vita dal passato al futuro, ci vede per un attimo, per lo spazio di una scintilla nella notte, brillare di consapevolezza – La consapevolezza di essere un anello di una grande catena che porta il soffio della vita umana e la sua grandezza spirituale attraverso il tempo, in una specie di grande staffetta, dov’è appunto il tempo a vincere sul nome e sull’identità del singolo; ma anche se il nome di chi corre si perde, rimane il senso del gesto e dell’impresa collettiva, la fiducia di poter evolvere e migliorare come specie, nonostante gli aspetti indubbiamente negativi che l’ambivalenza della natura umana porta in se stessa, sempre in bilico fra grandezza e miseria». Gianmario Lucini
  • Opera 6^ classificata Il cancello del ghetto di Carla Baroni, Ferrara.
    Questa la motivazione della Giuria: «La vita moderna, le luci, i cambiamenti che avvengono nel corso delle generazioni, cancellano a poco a poco le tragedie che i luoghi conservano come in un’aura di oblìo, della quale si imbevono tutte le cose. Gli stessi luoghi sono oggi chiasso e luce, ieri furono orrore e buio, così che il dolore di ieri appare nella sua orribile insensatezza e i morti sembrano morti per nulla. La morte insomma, la tragedia senza ragione sembra essere il motore della storia. Per questo è importante riandare alla memoria: perché la storia non è sempre, leopardianamente, una vicenda di “magnifiche sorti e progressive” ma ci insegna che accanto ad episodi di grandezza d’animo essa procede anche per regressioni, come dice anche un vecchio inno liturgico del medioevo: “mors et vita duello / conflixere mirando / Dux vitae mortus / regnat vivus”, ossia: è la memoria che ci fa capire che sarà la vita, infine, a vincere questo duello». Gianmario Lucini
  • Opera 7 ^ classificata A mia madre di Gabriella Pesce, Bergamo. Questa la motivazione della Giuria: «L’intesa non necessita di parole e, quando è solidamente strutturata su una relazione vera, lungi dallo scemare nel tempo, invece si trasforma e, dopo le crisi e le necessarie ribellioni dell’adolescenza, che sono fisiologiche e sane, si instaura nel rapporto fra genitori e figli una solidarietà fatta di piccoli gesti che pian piano si strutturano nel tempo in piccoli riti che fanno parte di un’intesa profonda e che sono il vero collante che tiene insieme le generazioni. Da qui nasce quel senso di riconoscenza generazionale che tiene unito il corpo familiare, in una genuinità di sentimenti che non ha bisogno di grandi manifestazioni ma si nutre di piccoli gesti che l’inconscio comprende e valorizza. Questo sembra dire la poesia “A mia madre”». Gianmario Lucini
  • Opera 8^ classificata Mio padre era un sasso di Leila Gambaruto, Chieri (TO). Questa la motivazione della Giuria: «Il poeta rielabora il suo lutto e si rende conto di aver capito la figura del padre solamente al momento della sua morte. L’immagine della pietra ci rende bene l’idea di un personaggio tenace e all’apparenza non molto espressivo, essenziale ma vero, che portava in sé e nel suo corpo segnato dal lavoro e dalle privazioni il senso di attaccamento e affetto per la sua famiglia. Nella visione mitizzata del poeta, è soprattutto la pietra angolare, solida, sulla quale si reggeva la sua infanzia e quella su cui si costruisce la stessa vita, che tiene in piedi il tutto. Nel ricordo e nella rielaborazione il padre diventa perciò il mito, il punto di riferimento, che pure “sasso tra i sassi” non cessa di parlare, col suo esempio, a coloro che gli sono sopravvissuti». Gianmario Lucini
  • Opera 9 ^ classificata Il rubinetto d’ottone di Lorenzo Muccioli, Misano Adriatico (RN). Questa la motivazione della Giuria: «In un linguaggio di chiara ispirazione campaniana e rimbaudiana, l’autore narra l’epopea dell’uomo ma non attraverso il tempo, perché il tempo presente è accostato senza cesure a quello preistorico e la condizione di semi-beluinità del primitivo è provocatoriamente messa sullo stesso piano di quella dell’uomo tecnologico, come a dire che tutto è cambiato nell’apparenza ma nulla nella sostanza. L’uomo di oggi si è evoluto soltanto nella tecnologia ma rimane sempre l’antica belva e leva in alto un rubinetto di ottone invece della clava. E nella visione del poeta così appare l’ultimo uomo che riuscirà a sopravvivere alla devastazione del pianeta e all’inquinamento. Il giudizio forse potrebbe apparire ingeneroso e drastico, ma il pessimismo della ragione, a ben vedere non è poi tanto fuori luogo, se consideriamo le recenti decisioni che la politica mondiale ha assunto in tema di ambiente e di contromisure per far fronte al disastro ambientale». Gianmario Lucini
  • Opera 10^ classificata Quello che vogliamo di Elio Lunghi, Manerba del Garda (BS). Questa la motivazione della Giuria: «In un linguaggio lontano dalle raffinatezze della prosodia, come a sottolineare l’urgenza di un discorso vero e pregnante, il poeta esprime un malessere radicale, che si esterna in versi dal tono quasi dimesso ma capaci di porre con sentimento disarmante le più radicali domande, rispetto alla crudeltà della guerra (“siamo stanchi di applaudire i morti”), alla giustizia (“i disonesti siano messi in galera”), all’incuria ambientale. C’è una fame e una sete di giustizia che chiedono di essere placate, la consapevolezza che la natura non è nemica dell’uomo ma è l’uomo che abusa della natura, la richiesta di una giustizia e di un diritto che non venga risolto nella propaganda ma trovi una sostanziale accoglienza nel momento del bisogno. Chiaro il riferimento alle tragedie dell’Aquila e di Messina, che hanno funestato l’anno 2009». Gianmario Lucini


Dal 4° al 10° classificati vincono Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet – 50 copie in omaggio in caso di pubblicazione di un proprio libro con l’editrice Montedit.


Opere Segnalate dalla Giuria con Attestato di merito:

  • “Linee e confini” di Mario De Rosa, Meta (NA).
  • “Quartine persiane” di Nicola Perasso, Vercelli.
  • “Nephtys” di Eleonora Quintavalle, Morrovalle (MC).
  • “L’acrobata” di Paola Salvatori, Treviso.


Sezione Narrativa:

  • Opera 1^ classificata Il paradiso di Vassilli di Alessandro Ferrari, Bastiglia (Mo). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto “Il paradiso di Vassili” è pervaso da emozionante recupero dell’amore per la propria terra natia che diventa legame indissolubile con la sostanza stessa del proprio essere, della propria vita.
    Attraverso le illuminazioni memoriali della bellezza straordinaria dell’isola di Karpathos, si snoda una narrazione intensa e profonda, fin da quando Vassili e suo padre partivano all’alba per pescare in una insenatura che era un paradiso della natura, fino alla scomparsa del padre e alla necessità, da parte di Vassili, di organizzare escursioni turistiche proprio in quel luogo magico con il solo scopo di poter guadagnare qualcosa per mantenere la famiglia. La scrittura limpida, efficace e penetrante rende, nel miglior modo possibile, l’animo del simbolico protagonista.». Massimo Barile

    Vince Targa Club dei Poeti – Pubblicazione di un libro di 48 pagine edito dalla casa editrice Montedit di cui 100 copie vengono assegnate all’autore – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Pubblicazione su Internet
  • Opera 2^ classificata Il profumo della libertà di Katia Brentani, Bologna. Questa la motivazione della Giuria: «Nel racconto “Il profumo della libertà” sono fissati, con una scrittura che fa “assaporare” le emozioni, i ricordi indelebili che hanno segnato la vita di un padre ormai anziano e malato ma ancora capace di resistere al male che lo indebolisce sempre più e rimanere lucido. Come quando ricorda il suo vissuto all’amorevole figlia e racconta la famosa storia della prima volta che aveva mangiato la cioccolata offertagli da un soldato americano durante il periodo della guerra: “La cioccolata più buona… perché profumava di libertà”». Massimo Barile
  • Opera 3^ classificata La filodiffusione di Sabrina Bordone, Genova. Questa la motivazione della Giuria: «La mente ritorna agli anni ’60 con il ricordo dello strano apparecchio rettangolare che era la filodiffusione, posizionato sul tavolino di cristallo come meritava un oggetto prezioso. E poi, una bambina che si sintonizzava sul canale di musica classica e amava ballare a passo di danza.
    Nel racconto, che coinvolge e riconduce all’amore per la vita, esplode la magia dell’atmosfera che si creava in quell’ambiente fuori dal tempo: i passi di danza erano un “fluttuare” nella vita e sentirsi “immersa nel magnifico mondo dei sogni come se nulla la sfiorasse”». Massimo Barile
  • Opera 4^ classificata Goran il mutevole di Beniamino Lanteri, Fermo. Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto “Goran il mutevole” è ammantato da atmosfere rarefatte e misteriosamente giocate sul filo di atmosfere tra possibile realtà e visione onirica. La percezione della morte che incombe, il silenzio e la sospensione nel tempo, il freddo intenso che fa ghiacciare la città di San Pietroburgo. Tutto è reso con una scrittura che annichila eppure, a tratti, la parola si fa lirica». Massimo Barile
  • Opera 5^ classificata Ossimoro di Roberta Schembri, Gorizia. Questa la motivazione della Giuria: «Racconto onirico di un simbolico pescatore che vive in un deserto ma è costantemente proteso a cercare la sua visionaria meta. La Comunità del Deserto non riesce a comprendere la sua malinconia ma la mente del pescatore viaggia alla ricerca della “sua” vita. Una donna sensuale gli offrirà una ciotola d’acqua e lui, in quel liquido, rivedrà tutto ciò che ha sempre inseguito e capirà che deve mettersi alla ricerca del mare, del suo profondo essere.
    Attraverso un racconto estremamente simbolico emerge la forza del sogno e, poi, il coraggioso viaggio dell’Uomo per raggiungere “quel” sogno». Massimo Barile
  • Opera 6^ classificata L’Arturo e la Poa di Daniela Anita Gaibotti, Segrate (MI). Questa la motivazione della Giuria: «L’amore immenso e profondo tra un padre e una figlia: Arturo e lei, Poa, che significa “bambola”. Nel racconto prendono vita, come ad illuminarsi, i momenti passati insieme: la passeggiate, le avventure nelle loro uscite a pesca, a cercar funghi e a raccogliere fiori. L’amore profondo, unico, speciale: l’incontro di due anime in una fusione oltre il tempo, al di là della vita». Massimo Barile
  • Opera 7^ classificata Stella di Arianna Lenzi, Brescia. Questa la motivazione della Giuria: «Un racconto che sprigiona un senso di struggente amore di una figlia nei confronti della madre. Una bambola del Trentino rappresentava, simbolicamente, tutto ciò che la madre non vedeva più nella figura della figlia: e cioè una donna che non aveva più bisogno delle sue cure, delle sue premure ed attenzioni. La forza dell’amore che porta con sé una profonda generosità: la possibilità di guardare nell’universo delle nostre diversità eppure essere “fibre” dello stesso amore». Massimo Barile
  • Opera 8^ classificata Un cugino stravagante di Gino Zanette, Godega (TV). Questa la motivazione della Giuria: «Il racconto riporta alla luce la figura di Adorino, il “cugino stravagante”. Eppure il povero cugino portava con sé una storia di sofferenza e un tragico evento dal quale era nato proprio il suo strano nome. La scrittura è precisa e intensa». Massimo Barile
  • Opera 9^ classificata Il mostro del lago di Laura Poletti, Rapallo (GE). Questa la motivazione della Giuria: «Il paese di Lagoscuro è invaso dai giornalisti perché è stato avvistato un mostro, chiamato come il famoso Nessie, senza fare troppo uso della fantasia. Il mostro sconvolge la tranquilla vita paesana e il solito maresciallo deve fare i conti con la situazione tremendamente anomala. Un racconto che offre spunti ironici e divertenti» Massimo Barile
  • Opera 10^ classificata Il villaggio di Fabio Pasian, Trieste. Questa la motivazione della Giuria: «Una missione che ha come scopo di stanare alcuni guerriglieri che erano stati avvistati in un villaggio. Tutto programmato e nessun imprevisto per una consueta azione militare. Eppure il destino sa essere crudele perché il protagonista conosceva gli abitanti del villaggio e non sarebbe stato facile aprire il fuoco. Il racconto mette in evidenza la capacità di narrazione: efficace, fluida e precisa». Massimo Barile


Dal 2° al 10° classificati vincono Attestato di merito – Pubblicazione del testo premiato sulla rivista Il Club degli autori – Buono valido per avere 50 copie in omaggio in caso di pubblicazione di un proprio libro con la casa editrice Montedit – Pubblicazione su Internet Internet


Opera Segnalata dalla Giuria con Attestato di merito:

  • “La ruota di Tokyo Bay” di Lella De Marchi, Pesaro.


La premiazione si terrà a Melegnano in data da stabilire, presumibilmente nel mese di gennaio 2011. I premiati riceveranno l’invito a mezzo lettera.

Opere vincitrici

Arianna Savini

Opera 1^ classificata

Gattopardo

Nel mantello maculato
la mappa
nell’iride verde
il disegno
nel nervosismo del passo
la preda sicura
ma nulla significa
senza il pastello dei prati
senza gli sfondi blu del cielo
nulla importa, nulla esiste
senza l’accompagnarsi
di un scintilla divina
nulla avanza
se la notte è fredda e densa
nessuna danza esce
dalle gambe pesanti dell’inverno
niente vibra il cuore
nella nave naif della neve
se non il tuo manto maculato,
la tua verde pupilla.


Chiara Scrobogna

Opera 2^ classificata

In fitte gocce leggere

la pioggia d’autunno
silenziosa la polvere calda
impronta e dissolve pian piano.
Più nitido brilla il fanale del porto
nell’aria piangente.

Incombono ancora nel cielo brumoso
le nuvole sparse a guardare
lo sfascio, dall’alto, del genere umano.

Lo stillicidio s’arresta,
il vento sferzante raggruma quel pianto,
irrompono i fulmini in frecce lucenti a ferire
l’ ammasso che romba lontano, poi forte.

Esulto alla pioggia battente che gronda furiosa
a spazzare, a lavare, a pulire la terra
con rivoli gonfi di fango e marciume
che scorrono con prepotenza.

Poi basta.

Indifferente la gente,
i rumori, le luci i colori
ritornano quelli di sempre.
Grandioso quell’urlo potente,
quell’attimo di ribellione feroce, orgoglioso
si è spento.

Ritornano fiacche e sgradite le cose di sempre.


Luigi Di Legge

Opera 3^ classificata

Vuoti a perdere

E ci siete anche voi
nelle dolci sere d’estate
coi vostri ventri molli
abbandonati ai balconi
nei posti
senza campane e
senz’uva.

Non c’è riscatto
in una esistenza
con canottiera e ciabatte
a ruttare indifferenza
sul sonoro della televisione.


Riccardo Fedeli

Opera 4^ classificata

Per ricordarmi che non sono niente

Per ricordarmi che non sono niente
non bastano gli schizzi di neve sul vetro
o tutte le frasi non dette,
gli sguardi in fuga o i sorrisi contati
del giorno prima.
L’indifferenza da fango
diventa cemento e mi indurisce il cuore,
disprezzo lo specchio
che mi ha visto sorridere al nulla,
le parole che ogni giorno
perdono volume
e si confondono con il silenzio
di circostanza
e la mia mente si fa cenere.


Maurizio Rossi

Opera 5^ classificata

Nello stesso respiro

Tu li hai portati nel grembo
io li ho solo abbracciati.
Non temi il distacco
perché hai sofferto lo strappo
quel taglio di fune sanguigna
che lega la vita al suo seme.
Io padre io uomo
io quello che sono
misura di gesti passioni
l’oggi ormai ieri
dovrò farmi ricordo… pensieri.
Quest’oggi è sospiro
una molecola d’aria
nell’eterno respiro.
Non potranno sapere i figli dei figli,
no, non potranno
aggrappati a memorie caduche
bagliori di stelle lontane,
ma Qualcuno saprà
e sarà testimone d’un soffio
portato da uomo.


Carla Baroni

Opera 6^ classificata

Il cancello del ghetto

Il cancello del ghetto è stato tolto,
memoria antica di dolori e torti
da lasciare ai posteri a ricordo
d’una prigione dalle sbarre spesse
disegnate dall’ombra sopra i muri.
Via Mazzini si snoda come serpe
da quel vecchio cancello che s’apriva
tra le case alte e strette, umide case
che trasudano lacrime d’un pianto
che è lasciato alle pietre e non s’arresta.
Delle vecchie botteghe non rimane
neanche traccia d’un fornice o una scritta,
neon bugiardi ora brillano ritmati
quali ubriache lucciole morenti.
E, negli interni, cupi atri accedono
alle ripide scale, agli abbaini
dove ancora lo sguardo tra i comignoli
s’imbriglia nei vapori di quei fumi
che altri fumi rammentano, altri luoghi
in cui cenere grigia soffocava
la libertà di un grido senza voce.
A via Mazzini s’addiceva il lutto.


Gabriella Pesce

Opera 7^ classificata

A mia madre

Vado indietro
a raccogliere attimi,
rari,
per ritrovare un’immagine
del primo volto amato.
Cammino in silenzio,
mi chino
a guardare i ricordi,
uno ad uno…

Il mio abbraccio,
quel giorno:
tu, un po’ ubriaca,
ridente, per una volta,
vicina, per una volta.
(il tuo odore era buono)
È quand’ero malata:
sole d’ombra e di nebbia,
i tuoi occhi…
Ricordi?

Solo attimi,
pochi,
a segnare
un profilo di vetro:
fragile e tagliente,
ignaro di parole,
di sguardi in ascolto.

Il resto
è un silenzio di mani,
di carezze sospese.


Leila Gambaruto

Opera 8^ classificata

Mio padre era un sasso

Mio padre aveva pensieri semplici e scarni,
gesti lenti, misurati e grevi di fatica,
parole rade, raggrumate come lava rappresa,
umili esigenze essenziali.

Mio padre aveva brune mani ferite,
occhi sciupati, color di pietra pomice,
ginocchia corrose e doloranti,
vesti logore, intrise di sudore e polvere.

Mio padre era solo un sasso stanco,
che rotolava lento nella polvere della vita,
mostrava cicatrici di ferro, striature bianche,
bruciature di ruggine e fango di fiume.

Mio padre era un generoso vulcano di sacrifici,
che ardeva celando tesori d’altruismo ed affetto,
ma io l’ho compreso soltanto quando la morte
l’ha ghermito, frantumato e spento, sasso tra i sassi…


Lorenzo Muccioli

Opera 9^ classificata

Il rubinetto d’ottone

E fra mille anni la gente correrà a seimila chilometri l’ora su macchine a razzo superatomico e per far cosa? Per arrivare in fondo all’anno e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello di gesso che, una di queste sere, il compagno Peppone ha ripitturato col pennellino (Guareschi, Giallo e rosa, da Don Camillo)

Io ti ho visto, vecchio uomo
dall’irsuta pelliccia vermiglia,
barbarico quadrumane dalle mani di scimmia.
Ho visto che ti aggiravi, guardingo,
nelle nebbie gelate di una taiga pleistocenica
fendendo col tuo muso da orango la calca delle argentee betulle
da cui si involavano, stridendo, bianche civette del Nord.
Ho visto, nel tuo pugno geloso, un rubinetto d’ottone
dardeggiante di riflessi sul dorso del permafrost,
mentre scuotendolo in alto, a bastonare l’aria,
il villoso torace ti si spaccava in un ruglio preistorico,
imbizzarrito, come l’appello di un corno da guerra, sulla foresta terrorizzata;
tanto forte, ch’avrebbe ogni tuon fatto fioco;
e ne ondeggiavano, di quello scoppio d’archibugio, i frondosi pennacchi carichi di neve.
Ti ho visto poi, intabarrato in abiti di lino
piuttosto che in adamitiche pelli di cervo, che ti aggiravi, guardingo,
sulle vestigia polverose d’un’antica civiltà,
fra ziggurat d’amianto slabbrato, e antenne tv contorte,
d’un mondo spazzato dal fuoco
e ormai spopolato, incubato in un’ovatta irreale.
E, ancora, ti ho visto, che stringevi forte
quel rubinetto d’ottone;
lo stesso, il medesimo;
innalzandolo come il totem del Dio Sole
nel cielo gravido di fumi al polonio, esalazioni d’inceneritore e piogge acide.
Tu, ultimo sopravvissuto alla grande deflagrazione cosmica,
lo sollevavi bene in alto, quel rubinetto:
ultimo gesto prima che calasse la saracinesca.


Elio Lunghi

Opera 10^ classificata

Quello che vogliamo

Quello che vogliamo è che la gente onesta
viva serena.
Siamo stanchi di applaudire i morti.
Quello che vogliamo è che i disonesti siano
messi in galera.
Quello che vogliamo deve essere fatto
da persone oneste e capaci.
Quando la natura viene rispettata l’acqua
è amica dell’uomo.
L’uomo stesso è acqua per tre quarti.
La gente deve poter vivere dove è nata,
se così vuole, non deve vivere sfollata
negli alberghi o ammassata nelle roulottes.
La natura offesa si è vendicata rovesciando
sui paesi fango che tutto inghiotte e travolge.
Ci vorranno anni per risanare tutti i guasti
mortali e ambientali causati dall’uomo.
Ma quello che vogliamo è che si cominci
subito e vogliamo che i responsabili
paghino per le loro nefandezze.


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