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Premio di Poesia Poeti dell'Adda 2020
XXV Edizione

Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2021
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

La data di scadenza prevista del 30-07-2020 è stata prorogata al 30-08-2020

  • Antologia spedita dal 07-04-2021 al 21-04-2021 Spedite in data 18-12-2020 le bozze dell’Antologia del premio – la lettera di ammissione è stata inviata in data 21-09-2020.
  • Resi noti i risultati in data 17-11-2020.
  • In merito alla cerimonia di premiazione che avrebbe dovuto tenersi nella città di Melegnano nel mese di febbraio 2021, data la situazione pandemica attuale abbiamo stabilito di sospenderla e di spedire a mezzo posta i premi ai vincitori. Abbiamo inviato comunicazione agli Autori premiati con tutti i dettagli.
Risultati
  • Opera 1^ classificata: «Potere dei versi di Elisabetta Liberatore, Pratola Peligna (AQ). Questa la motivazione della Giuria: «Elisabetta Liberatore plasma la sua lirica cesellando parole che alimentano il fuoco sacro della poesia in un continuo disvelamento del mondo interiore che oltrepassa le ombre dell’esistenza, come anche le illusioni che s’infrangono sull’umano esistere e, percorrendo “inafferrabili trame”, sfida la polvere del tempo d’un “universo ignoto”.
    La sua Parola, profonda e penetrante, veglia sulla vita quotidiana ed infonde forza al canto lirico, inseguendo un luogo che sia oasi mentale e, infine, affida un salvifico “potere ai versi” della poesia, sostanza taumaturgica, “essenza insondabile/che riscrive l’eterno”». Massimo Barile
    Vince: Targa Poeti dell’Adda – Pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla Casa Editrice Montedit con assegnazione di 100 copie – Pubblicazione dell’opera premiata sull’Antologia e sul sito Internet del Club degli autori – Attestato di merito
  • Opera 2^ classificata: «Arché» di Dario Marelli, Seregno (MB). Questa la motivazione della Giuria: «La lirica di Dario Marelli vive di atmosfere evanescenti, costantemente immersa in una dimensione dove “l’eternità del tempo” sembra scorrere “in un momento”, ed è proprio l’attimo lirico che “riconsegna all’origine”, alla genesi dove si attua la fusione di due anime.
    Nella vertigine dell’esistenza tutto scorre in preda al vortice impetuoso del vento o accompagnato dal suono lieve dell’armonia della vita, ed il tempo scivola via come sabbia che scende inesorabile nella clessidra: non rimane che la fusione intima, in ascolto del mondo e delle consolanti cadenze interiori, nell’abbraccio universale che nasce dalla fonte lirica». Massimo Barile
    Vince: Pubblicazione di un Libro di 32 pagine edito dalla Casa Editrice Montedit con assegnazione gratuita di 50 copie all’Autore – Pubblicazione dell’opera premiata sull’Antologia e sul sito Internet del Club degli autori – Attestato di merito
  • Opera 3^ classificata: «Se tu mi regalassi l’infinito» di Vittorio Di Ruocco, Pontecagnano (SA). Questa la motivazione della Giuria: «Vittorio Di Ruocco propone una lirica intensa, che diventa canto d’amore, totalmente pervasa di energia luminosa ed essenza vitale che sferza il cuore e l’animo, che travolge come magma ogni pensiero e ricordo, fino al silenzio di una dimensione misteriosa dove ombre ed acque perigliose avvolgono ogni segno vitale che nasce dalla memoria.
    La Luce lirica ammanta la sua Parola ed avvicina al sacro vincolo d’una “immobile presenza” che riconduce al “gelo del ricordo”, fragile immagine tra le latebre del tempo che consuma l’animo». Massimo Barile
    Vince: Pubblicazione di un Quaderno di 32 pagine edito dalla Casa Editrice Montedit con assegnazione gratuita di 50 copie all’Autore – Pubblicazione dell’opera premiata sull’Antologia e sul sito Internet del Club degli autori – Attestato di merito


  • Opera 4^ classificata: «Declinazioni imperfette di solitudini» di Floredana De Felicibus, Atri (TE). Questa la motivazione della Giuria: «Floredana De Felicibus propone una lirica che rappresenta un percorso dell’animo, profondamente vissuto, sofferto e travagliato, costantemente consapevole della condizione esistenziale che riconduce all’emergenza sanitaria durante la pandemia del Covid 19: rivivono liricamente la lacerazione in attesa che il tempo scorra, la visione opaca della realtà circostante, e la condizione limitante della poetessa che è “assorta nell’oblio”, soffocata dall’inerzia e racchiusa in uno “spazio neutro”.
    Il processo lirico incarna la condizione sofferta, come a voler decomporre il dolore, rinnovare le prospettive incerte, le voci disperse, gli amari sussurri del ricordo: tracce di vita scomparse nella dissoluzione, nel lento inabissamento nella vertigine immane della paura». Massimo Barile
  • Opera 5^ classificata: «La vita si è fermata» di Sergio Baldeschi, Montecerboli (PI). Questa la motivazione della Giuria: «La visione lirica di Sergio Baldeschi s’impregna d’un senso d’impotenza davanti al crollo d’ogni certezza, tra dissolvimento del comune vivere ed angoscia d’un distanziamento che segna la linea di confine tra la vita e la morte.
    Il virus letale ha invaso la moderna Babele ed il poeta percepisce che ha infranto i sogni e “bandito gli abbracci”, che ha sconvolto i meccanismi del mondo e spazzato via ogni aspettativa e fiducia nel futuro.
    La Parola di Sergio Baldeschi risulta penetrante e convincente nel fissare il determinato periodo storico che ha già visto “cambiare” la nostra vita, eliminando luoghi di socializzazione ed imponendo città deserte, avvolte in un’atmosfera metafisica raggelante, fino alla decretazione finale, che diventa sigillo nefasto: “Il mondo reale non esiste più”». Massimo Barile
  • Opera 6^ classificata: «Finestra n. 1» di Paola Amadei, Paderno Dugnano (MI). Questa la motivazione della Giuria: «Nella poesia di Paola Amedei, dal palcoscenico della vita dove si percepisce un senso di vuoto, s’apre la simbolica finestra sull’”Eden perduto”, con i suoi “struggenti profumi di ieri”, ma è nel momento presente che tutto affonda nel giacimento dei ricordi, e diventa difficile scegliere quali frammenti di memorie “trattenere”, senza disperdersi nelle infinite trame della vita.
    Paola Amadei offre il suo lirismo delicato, composto da versi che sembran collegati da un sottilissimo filo d’oro, intensi e luminosi». Massimo Barile
  • Opera 7^ classificata: «Tra le acque del torrente…» di Floriana Menozzi, Brescia (BS). Questa la motivazione della Giuria: «Il silenzio risveglia la memoria e diventa lirico cullarsi nel dolce abbraccio del tempo che riconduce alla simbolica “acqua del torrente”, col suo “vorticar tumultuoso” come le stagioni della vita, coi suoi riflessi che parlan di “giorni lontani” e di voci eterne, tra ebbrezza ed entusiasmo d’un cammino.
    Nella visione lirica di Floriana Menozzi il fluire costante dell’universo emozionale ritorna come invocazione e come sublimazione, ed il cuore della poetessa scandisce armoniosamente le istanze interiori». Massimo Barile
  • Opera 8^ classificata: «Psicologia da due soldi o vita d’armadio» di Fiora Blasi, Roma (RM). Questa la motivazione della Giuria: «La visione lirica di Fiora Blasi capovolge le prospettive e proietta in una dimensione surreale.
    La poetessa confessa la sua condizione, la sua volontà di metamorfosi, ed afferma di voler stare “dentro un armadio”, tutta bella piegata ed ordinata, chiusa in sé stessa, ben consapevole di trovarsi custodita in quel luogo, preservata dalle ingiurie del tempo e del mondo esterno.
    Il desiderio di “regressione/fino a una cosa”, fino a voler diventare “lenzuolo”, riposto in un armadio, viene fortemente percepito e trasmesso grazie ad una lirica breve ed essenziale che diventa simbolo fedele dello stato d’animo della poetessa e delle sue intenzioni liriche». Massimo Barile
  • Opera 9^ classificata: «La compassione del vento» di Angelo Cicatelli, Villa Santina (UD). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia di Angelo Cicatelli vive di un’atmosfera permeata di melanconia e senso di solitudine che catapultano in una dimensione interiore dove persiste la “mischia dei ricordi” e la polvere, inesorabilmente, ricopre ogni cosa.
    Angelo Cicatelli fissa fedelmente tale stato d’animo e le evidenze liriche che ne conseguono lasciando che le sue parole siano trasportate dalla “compassione del vento”». Massimo Barile
  • Opera 10^ classificata: «L’‘altrui libertà» di Alessio Baroffio, Rescaldina (MI). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia di Alessio Baroffio è connotata da una visione tetra della seppur tragica realtà.
    La sua Parola è dura e cruda, una galleria di violenze che persistono nella memoria dell’Uomo (schiavitù ancestrali, compiute atrocità, iniqui fratricidi), come a decretare quanto sia vergognoso il comportamento umano, e quanto sia fondamentale che si elevi sempre una voce che sia “scudo contro violati diritti”.
    La speranza di salvaguardare la libertà si miscela con la sofferta visione delle dinamiche esistenziali e delle molteplici manifestazioni negative di cui è artefice l’Uomo». Massimo Barile

Dal quarto al decimo vincono: Pubblicazione dell’opera premiata sull’Antologia del Premio e sul sito Internet del Club degli autori – Attestato di merito



Opere Segnalate dalla Giuria con Attestato di Merito:

  • «Assediata sono» di Maria Colombo LGE, Bovisio Masciago (MB). Questa la motivazione della Giuria: «La visione lirica di Maria Colombo sente profondamente nel cuore la poesia come “unico rifugio”, luogo dell’anima che offre gioia e speranza, dolce balsamo d’una esistenza faticosa, fonte d’energia che conduce alla “torre più alta” in un intenso percorso di fede.
    Il profondo silenzio riempie l’anima della poetessa ed il sentimento d’amore universale pervade l’intensa tessitura lirica». Massimo Barile
  • «A voler dire» di Lucia Ingegneri, Monza (MB). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia di Lucia Ingegneri è pervasa di un senso della vita fortemente percepito e d’una consapevolezza del faticoso cammino della vita.
    Nel processo lirico “il gioco triste dell’esistenza” si ammanta di ricordi “evanescenti”, di emozioni liquefatte e di “fuggevoli gioie”, ma lo sguardo della poetessa oltrepassa le amarezze e le illusioni per ritornare alla consapevolezza del “vivere” autentico, all’amore per la vita, “plasmando” il suo cuore di “fanciulla” ad una nuova dimensione luminosa». Massimo Barile
  • «Il poeta funambulo» di Tiziana Quarta, Pernumia (PD). Questa la motivazione della Giuria: «La poesia di Tiziana Quarta propone la figura d’un poeta funambolo che “s’aggira silenzioso/nei pensieri notturni”, come “acrobata del verso” che scrive le sue liriche in costante equilibrio.
    Le poche parole in rima proseguono senza paura, oltre il timore del baratro ed il gesto spericolato, oltrepassando la follia, scandendo il ritmo d’un dilemma lirico esistenziale reso in modo perfetto dalla poetessa». Massimo Barile
  • «Un’isola» di Antonio Zavoli, Rimini (RN). Questa la motivazione della Giuria: «Antonio Zavoli offre una poesia criptica che riconduce ad “un’isola” lirica dove il Bene e il Male non si definiscono nettamente, dove “ogni istante è un assoluto”, mentre “il senso di una ragione/ morde e brucia” nell’abisso dei sentieri oscuri, e la “curiosità della scrittura” conduce ad una confessione delle consolanti sensazioni.
    Le certezze sono perdute e le “crepe del presente” offrono visioni ironiche e lacerazioni, mentre la percezione lirica, tra frammenti che emergono dal silenzio e dal senso d’alterità, plasma le esigenze emozionali e le cadenze interiori», Massimo Barile


In merito alla cerimonia di premiazione che avrebbe dovuto tenersi nella città di Melegnano nel mese di febbraio 2021, data la situazione pandemica attuale abbiamo stabilito di sospenderla e di spedire a mezzo posta i premi ai vincitori. Abbiamo inviato comunicazione agli Autori premiati con tutti i dettagli.


Opere vincitrici


Elisabetta Liberatore


Opera 1^ classificata

Potere dei versi


Cesello parole rubate al cosmo
fatte di pelle, muscoli e sangue,
un fuoco puro mai consumato
che alita vita là dove ombre furtive
soffiano inquiete nel grembo
dolente del tempo.
Veglio sui miei attimi insensati
come un’aquila vigile
dallo sguardo fisso
sulla plaga di luce e vento
dove illusioni rovinano
su scogli incerti.
Ascolto i canti
inascoltati delle lacrime,
i racconti di sguardi acquosi
bassi sull’asfalto,
inseguo i miei altrove
e i miei ovunque
che mi scorrono accanto
come preghiere roventi,
inafferrabili trame
di un universo ignoto.
Oh, potere dei versi,
essenza insondabile
che riscrive l’eterno
e la sua luce
in cui nulla, nulla
svanisce davvero…




Dario Marelli


Opera 2^ classificata


Archè


Ascoltami. Anche le stelle
si addormentano al buio
nella baia calma della notte.
aspettando un abbraccio, l’aurora
che sgela la parola.
Credimi. Ci sono vortici
che non sembrano fermarsi
al suono lieve della cetra,
eppure una nota di vento
è ciò che di meglio io possa
ritrovare. Ricordami
che eravamo puri, fertili
come prati da fiorire,
sabbia bianca e fine,
sperduta dall’altra parte
dell’oceano. Stringimi,
come se l’eternità del tempo
scorresse in un momento,
all’imbocco dei tuoi occhi.
E poi cancellami, perché
nulla è più felice dell’istante
che ci riconsegna all’origine,
là dove tutto si fonde nel noi
e la speranza di essere
non ha ancora un peccato.
Dove la vertigine del buio
è archè intima del mondo
e noi un futuro da incontrare.




Vittorio Di Ruocco


Opera 3^ classificata


Se tu mi regalassi l’infinito


Sei magma travolgente che risale,
tu liquida fanciulla delle nevi,
signora del tramonto e dell’aurora,
lampo che sferza i nudi miei pensieri:
magnifico ciliegio che s’infiora
quando la primavera è ormai lontana
e il gelo del ricordo mi consuma.


Se tu mi regalassi l’infinito
puntando il tuo sorriso nei miei occhi
certo la morte non mi sfiorerebbe.
Potrei innalzarmi fino alle tue vette
nell’onda di un crescendo rossiniano
e arrendermi ai silenzi dell’oblio.


Ma se dall’oltremondo della notte
un grido di dolore mi cercasse
saprei come trascendere la sorte
correndo quelle stelle luminose
che stanno alate a ricamare il cielo.
Nascosto nelle latebre del tempo
navigherei le acque misteriose
che dall’occulto mondo del passato
tempestano di sogni la memoria.


Attingerei la luce dall’aurora,
con uno scatto fiero e portentoso
per rivestire ogni mia parola
della più incomparabile bellezza.
Sarebbe come nascere davvero
nella più sacra delle tante vite
vicino alla tua immobile presenza
lontano da ogni fragile cammino
compiuto nel tepore dell’attesa.




Floredana De Felicibus

Opera 4^ classificata


Declinazioni imperfette di solitudini
(Al tempo del Covid 19)


Non avevamo mai tempo,
e adesso abbiamo capito
quanto è lungo un giorno.


Anonimo
E poi ho visto all’improvviso la luna
imboccare la voce imperfetta del silenzio,
la lacerazione di clessidre di polvere,
l’attesa labile delle ore informi.
Assorta nell’oblio, sono rimasta,
ferma, appoggiata all’inerzia,
racchiusa in uno spazio neutro,
a cercare invano, in lontananza,
il segnale remoto di un passo,
il percorso delle cose certe.
Con la sua pudica assenza
l’aria era un rimando di orme
ubriache di sguardi; quasi un lamento
le memorie agli orizzonti,
visione opaca il capriccio di un sogno.
E sono rimasta lì a decomporre
il dolore comprimermi il cuore,
le prospettive incerte di un mondo,
a ridisegnare trincee lungo i confini del fato,
un rimpasto di dadi…
E mentre scarno era il cielo di aquiloni
e si alternavano ai muri le ombre,
a strapiombo, su terreni scarni,
tra squarci d’asfalto
si svelavano accenni di vite,
tracce di semi raminghi
forgiati dall’azzurro almanacco del vento,
dall’intreccio infinito di gocciole e pianto.
Nella dissoluzione del tutto graffiavano
e graffiano ancora le voci disperse,
gli echi dei passi senza più albe,
gli amari sussurri di un dolce ricordo,
le parole narranti di una vuota stanza.
Nel chiaroscuro di una primavera che avanza,
la speranza ora è nel volo sparuto di una rondine,
torni alla grondaia a nutrire i becchi aperti
sotto un cielo incerto di un altro giorno svanito!




**Sergio Baldeschi


Opera 5^ classificata


La vita si è fermata


Tutti in cassa integrazione,
il rango delle mistiche virtù
ha decretato il trasmuto
che redime e obnubila il senso.
Un virus letale
ha invaso la Babele
dei bipedi a oblazione,
svuotato le tasche
e nascosto i sogni
dentro parametri minimalisti.
Rinchiusi nel suono
di una fredda moneta
e impagliati dai tassidermisti dell’etere,
i vitruviani cosmopoliti
hanno imparato in fretta
l’arte della vita.
Nel granciporro universale,
paralogismi a scacchiera
distanziano cuori a propulsione.
Una rabbia mansueta
trasuda dalle guaine in pelle
e oblitera l’irreversibile.
Il mondo reale non esiste più.
L’iperuranio è stato bendato,
non respira, non dà segni,
c’è solo l’ansia pupillare
a spicciare molecole filigranate.
I sorrisi e gli abbracci
sono stati banditi
per recidere i legami con il cuore
e spurgare l’anima.
La vita si è fermata
dentro ad una stazione vuota,
ognuno scende con la propria storia,
ma ciò che più gli resta…
sta nella valigia dell’altro.




Paola Amadei


Opera 6^ classificata


Finestra n 1


S’apre,
sul sipario della vita,
amalgama di gemme,
foglie cadute, fiori recisi,
dall’ordito tessuto con fili argentati e riverberi perlacei d’opali incantati,
una finestra colma di luce.


Al di là l’Eden perduto,
i cui struggenti profumi di ieri
ammaliano insistenti.
Al di qua i fremiti d’un vuoto.


In mezzo,
rarefatto e indeciso il presente.


Esitante,
affondo le mani nella creta dei ricordi,
incapace di scernere quali trattenere.


Mi soccorre il colore degli affetti,
limitando le infinite opzioni,
entro cui sovente m’attardo,
smarrendomi.




Floriana Menozzi


Opera 7^ classificata


Tra le acque del torrente


La seduzione del silenzio risveglia memorie
dolcemente cullate dall’abbraccio del tempo
…quel torrente impetuoso
stagione lieve del mio cammino
ignara certezza di felicità
ebbrezza assoluta di ogni istante
vita che mi scintillava tra le mani
come quelle indomite acque
che cercavo di afferrare
Ripensare
quel fluire infinito
anelare tra arabeschi di luce, vorticar tumultuoso
suggestioni di eterno
ove nulla si perde
ma si cerca, si invoca
mi chiama…
Negli iridescenti giochi d’acqua
rifulgono giorni lontani
incorrotti
nel canto della cascata
voci d’anime in cammino verso l’eternità
precipitato di infinito
per un tratto mi accompagnano
festose, purificate
sublimazioni ineffabili
che il cuore fecondo coltiva
nella sua nuova stagione
prezioso suggello
del mio breve attimo




Fiora Blasi


Opera 8^ classificata


Marzo 2015


Psicologia da due soldi o vita d’armadio


Non è la voglia di stare
davanti a un camino
è voglia di essere camino.


Con gli armadi
è diverso
lì sì ci starei piegata
accovacciata anzi ordinata
in me stessa
chiusa.


Lì dove tutto sembra
avere un posto
e odora di pulito.


Questa regressione
fino a una cosa…
Non sono convinta che tutte le cose
siano a noi inferiori.


Il punto è volersi ripiegare fino a
diventare lenzuolo in un armadio.




Angelo Cicatelli


Opera 9^ classificata

La Compassione Del Vento


Sembri tu ma non lo sei,
sono sempre tristi e ingannevoli i moti dell’aria a illudermi che giunga qualcuno
gobbe ridotte a spettri del passato che non mi cercano e ricordano più
una nuvolaglia di ombre generata da cerini che all’epoca mi illuminavano,
mentre il vento mi soffia addosso vesti di crisantemi
ed io lamentoso e insopportabile come il languore di un gattino affamato
attendo la fermata prenotata dal vento che giunge a compatirmi,
a pettinarmi il pelo scompigliato dalla solitudine,
a rendere indolore la planata della foglia secca sul prato
io cartilagine recisa dal ramo malato dell’albero…
Questo vento mi getta nell’imbuto della mischia dei ricordi,
riesco a coglierne un sottile strato come polvere sopra un mobilio
vivo dentro bauli che sono invecchiati pari passo con me e granuli iperattivi di malinconia,
mi addormento dopo lunghe letture rimaste sospese sopra mensole dai colori di un frutto inodore
mentre nelle mie pupille scorre vivace un tunnel ventoso
dove insegne raccomandano di calarsi dolcemente dalle pareti dei miei abissi
invitano a portarsi appresso una lanterna,
qualora il vento cominciasse a giocare con la fiammella rendendoti irrecuperabile dentro me…




Alessio Baroffio


Opera 10^ classificata

L’altrui libertà


Persista memoria di stelle soffocate,
di schiavitù ancestrali
e gusci abbandonati nel mare
di un cinico egoismo.
Mai celato l’urlo dinanzi
alle compiute atrocità,
agli iniqui fratricidi
cullati da cuori senza coraggio.
Rimanga ricordo
di quotidiana violenza
di inflitti lividi da vigliacche mani,
di maschere lucenti su visi tetri
padroni di contagiare il mondo
con reprobe ed efferate guerre.
Resti la voce indomito scudo
contro violati diritti,
la mano tesa a privilegio
di diversità repulse.
Solo così oseremo il sogno
di serbare la libertà altrui
e scomodi ed incauti
troveremo la nostra.



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