Maria Teresa Coppola
Opera 1^ classificata
Cento mani vorrei
per scalare di luce
il tuo corpo buio,
slacciarti le scarpe
ed appenderle
al ramo più alto
dell’araucaria che buca,
riaprire la finestra
sul tuo volto,
i lembi riaccostare
del dialogo interrotto,
cucire il tempo strappato
che d’ora in ora ci allontana
in un istante
del respiro infinito.
Cento occhi vorrei
per guardarti oltre,
cristallino e insondabile cuore,
statico-estatico furore
di leggerti tutto di nuovo,
come lavato di pioggia,
immobile fissarti
come lupo a preda
in conversazione di morte,
assolverti di rispetto
e volgerti le spalle.
Cento versi vorrei
in cui restare distesa
insieme al tuo dolore,
catturare
l’eccedenza interna che resiste
al tuo muto mutarti in ricordo.
Liliana Paisa
Opera 02^ classificata
La solitudine degli altri
La solitudine degli altri profuma di fresco.
Ti passa davanti sui marciapiedi
senza guardarti dentro.
Ti senti luna caduta nel bicchiere,
fiore blu strappato dai capelli,
quel guanto rimasto nella polvere.
Non dici niente
quando la tua solitudine non trova più
la seta dei brandelli.
Gianluca Conighi
Opera 3^ classificata
Una vita
Ciò che è fatto
è saldo
come rame
nei piedi.
Non cambio
le linee
mi riempio
di strade.
Va bene così
e scivola
il pensiero
d’altro
del non raggiunto.
È in me
la baia
dell’esistenza.
Mariateresa Amatulli
Opera 4^ classificata
Il mio amore ha una foresta sulla testa
Sono giunchi neri e flessuosi,
brillano come falci di luna quando li accarezzo.
Si chinano
distesa di grano scuro alla mano e al vento del tramonto.
Il mio amore ha una foresta sulla testa.
Sono tralci arcuati e viticci,
s’intrecciano su una fronte rigata da crucci frivoli.
Danzano
bolle di sapone contigue e svagatamente dense.
L’altro mio amore ha un deserto sulla testa.
Sono culmi screpolati e irti
Si ergono
Di breve e stanca maestà allo sguardo.
Io avevo una foresta sulla testa.
Erano aceri sinceri e vegeti,
Stavano
D’autunno imbruniti, e poi morti.
Ma mille sono le foreste degli amori miei.
E mille saranno.
Luciano Postogna
Opera 5^ classificata ex aequo
Foglie morte
Foglie morte danzano nel vento,
giallo e rosso, un tappeto di nostalgia,
sussurrano storie di tempi svaniti,
mentre il sole si ritira, abbracciando il crepuscolo.
Il cielo si tinge di sfumature ardenti,
come un cuore che pulsa, vibrante di vita,
ogni fruscio è un ricordo che si svela,
e prende forma, nel suo tenero abbraccio.
La terra si veste di un morire silenzioso,
un canto di addio, di cicli che si chiudono,
giocano le ombre tra i rami spogli,
un ballo infinito, tra ciò che è e ciò che sarà.
Ecco, il respiro dell’aria si fa più fresco,
mentre le foglie cadono, una ad una,
celebrando il passaggio, l’essenza del cambiamento,
un momento di bellezza nell’attimo che svanisce.
Claudia Tara Catani
Opera 5^ classificata ex aequo
Oppure d’altri due
erano quei presidi d’amante
restati ammainati al petto
nelle lunghe attese stivate
del sogno
d’approdo
d’amore.
Ma viva, io, ti coniugo al maestrale.
In amor a Ti di Me.
Senza misura
senza paura.
Sai, sembra un intento di donna:
io ti sono sete alle labbra.
Come mi muove vicino
il tuo lento torpore d’amato.
Restiamo soffici
alle trame del sentire.
Non parlare, non dire: se
tutto ha un peso.
Io viaggio al contempo
sulla nostra pelle e a mille
nuclei fino qui.
Ma ricordami sempre, le iridi fedeli,
di quando ci amavamo unici al mondo
e io soffiavo stelle nel tarassaco sul tuo petto.
E tu mi tenevi per i mille anni di carezze
che mai avevo conosciuto.
Francesco Aurilio
Opera 7^ classificata ex aequo
Il Poeta
Egli sta in solitudine,
in una giostra di pensieri,
a cercar parole
che l’emozione
trasforma nel giusto verso,
dando senso
all’irrazionale scoperta di sé.
In un carillon di note
dolci e lente
racchiude la voce della Poesia,
che come tuono risuona
senza lampo,
senza bagliore,
senza tempo.
Immortale.
Egli si nasconde
dentro al mondo,
dietro i passi della gente.
Urla in silenzio,
sussurrando al cuore
di chi, con occhi curiosi,
scorre tra le righe,
camminando a piedi nudi
tra i sentieri
del suo creato.
Là, nel silenzio che precede il pianto,
egli rivela il suo nome,
e nell’ultimo verso
non c’è parola
scritta o udita,
ma il sospiro di te
che mi leggi,
profondamente,
mentre con un tocco invisibile
mi sfogli l’anima.
Giuseppe Berton
Opera 7^ classificata ex aequo
Dialogo tra un poeta e una ragazza dagli occhi belli
E poi, la ragazza dagli occhi belli disse:
Scrivi poesie?
Sì.
Sei un poeta?
Non lo so.
Perché scrivi poesie?
Non lo so.
A cosa servono Ie poesie?
Non lo so… forse per morire bene?
Dai, dimmi davvero, a cosa servono Ie poesie?
Hai ragione, non lo so se servano a morire bene!
Forse però servono a vivere bene!
Dobbiamo slegare la nostra anima,
e liberarla dalle catene
che la opprimono e la soffocano.
Forse dobbiamo portarla più in alto.
E farla respirare, e nutrirla di sogni e di vita.
E di libertà.
Sento una malinconia infinita.
Mi leggi una poesia?
Che poesia ti leggo?
Quella che hai sofferto di più.
Le ho letto una poesia, lentamente.
Lei mi ha dato un bacio.
Ero felice, di lei, del mondo, del poeta morente che vive dentro
di me, di tutto!
Me ne leggi un’altra?
Angelo Cicatelli
Opera 9^ classificata
Una bocca di stagione
Si alternano le stagioni e cambia la tua bocca,
in inverno è un invito per sporgersi ancora più in basso
dai ruvidi dirupi delle tue labbra,
dove la mia contemplazione è disturbata da un prisma di brina
che viene a intromettersi per impedire i nostri baci…
in primavera è un caldo fiato mattutino di lenzuoli che proteggono il raccolto,
il primo scoprirsi tiepido e roseo delle tue labbra
il primo colore che s’immischia alle trasparenti acque del disgelo
dove non molto lontano,
rumoreggia la griglia di scolo di una diga che raccoglie in piccoli vortici
le foglie dell’autunno e il prematuro cimitero di cagionevoli petali,
i resti dei tuoi capelli mimetizzati alla vegetazione…
in estate e in autunno non sembra cambiare molto,
s’adegua e non sembra aver paura d’assaporare profumi non molto simili
al ricordo di un mischiato timore
che cresce a dismisura su quelle prolifere labbra,
derubate dalle ingorde stagioni…
Lucio Postacchini
Opera 10^ classificata
Una capretta sulla riva del Tronto
Una capretta come un fiocco di neve
Ho incontrato sulla riva Tronto;
Una visione sì dolce, sì lieve,
Un regalo oso dire del mondo.
Tra l’erbe invernali e al freddo pungente
Saltella, lei lieta ed ignara
Di quel che domani l’attende:
Come per tutti la sorte più amara.
Innocenza preserva dal male, e da ignoto
Che incombe; la vita è un lampo che presto finisce:
Non val né quiete né moto
Pel destino che tutto ghermisce.
Il male trionfa, per ognuno, alla fine;
Ma nascono giorni ancor nuovi,
E la vita ha risorse infinite
Per destar le speranze nei cuori.
Gianmarco Perna
Opera 11^ classificata
Nuovo mondo elettrico
lo senti? è il terremoto
dentro e fuori – è il segno dei tempi
io ho fatto un passo avanti dal 20
e i miei piedi ora toccano
un asfalto diverso
una terra elettrica
e sono rimesso a nuovo
io ho sciolto le estati da solo
i nervi da solo
il peso sul petto (consapevolezza)
un corpo che brucia
gelido allo stesso momento
(il mio corpo non è mai lo stesso)
ora sopra di me
per sempre un cielo aperto
il mondo che cambia in meglio
e diventa elettrico
io so che fare adesso
se rinasco, prima muoio dentro
nel mio mondo nuovo
la guerra è vinta da ogni silenzio
nessuna bandiera nessuna galera
ma amore ogni oltre barriera
mia sorella che allatta suo figlio
un bambino che viene dal futuro
e infiamma un mondo elettrico
io taccio e non ho pregiudizio
la mia mente è al suo posto
in sintonia intorno
custode di un verso
di pace e perdono,
il mio mondo nuovo
Sergio Baldeschi
Opera 12^ classificata
Lucia
Lucia, quasi quindici anni
e un cuore che pulsa timido, indifeso,
come un fiore che germoglia tra le crepe
di un marciapiede dimenticato da tutti.
Ogni mattina si dirige verso la scuola,
piedi leggeri, su terreni pieni di spine,
dove i sogghigni di bulli malvagi
tagliano ogni sogno che osa brillare.
Gli occhi cercano rifugio
nelle pieghe di un mondo che non capisce,
dove il tempo si atrofizza in pixel
e la bellezza è un’illusione da indossare.
In questo caos oppresso
dal muto ronzio di milioni di like,
Lucia è una voce fuori dal coro,
una farfalla che ogni mattina
vola sotto il peso di sguardi
che giudicano e calpestano la sua diversità.
Capelli neri, occhi di cielo,
riflettono un’anima immensa
per un corpo che ancora cerca il suo posto.
Ogni risata è un pugno allo stomaco,
una ferita che fa male, più di un vetro
che si frantuma tra le mani.
Ma poi, nel fragore di un silenzio che si schiude,
un gesto gentile, semplice, di comprensione,
si posa dolcemente sul suo cuore.
Alla fine, trova l’accoglienza che cercava,
un abbraccio che le restituisce speranza.
Il perdono, è come un acido corrosivo,
brucia le cicatrici dell’anima
e svuota le vene di rancore.
Ora, Lucia, è un respiro disperso nell’infinito,
un corpo che non ha più paura,
un’anima priva di catene,
libera dal giogo della vergogna.