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Premio Letterario Internazionale Città di Melegnano 2025
XXX Edizione

Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2026
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

La data di scadenza prevista del 30-09-2025 è stata prorogata al 30-10-2025

  • Antologia – In spedizione dal 02-03-2026 Inviata in data 21-01-2026 la bozza dell’antologia del Premio – inviata il 13-11-2025 la lettera di ammissione all’antologia di Poesia che conterrà le più belle poesie partecipanti al concorso.
  • La Giuria rende noti i risultati in data 20-01-2026.
  • La consegna dei Premi è avvenuta in occasione dell’Open Day della Montedit – Sezione Club degli autori: Incontro con consegna dei Premi agli Autori, sabato 28 febbraio 2026 nella sede in piazza Codeleoncini, 12 a Melegnano (MI). Online le fotografie dell’evento

  • Risultati

    Resi noti i risultati della XXX Edizione del Premio Città di Melegnano 2025 presieduta nella sezione Poesia Massimo Barile, e nella sezione Narrativa da Monica Colombini, dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha così decretato:




    Sezione Poesia

    La Giuria della XXX Edizione del Premio Città di Melegnano 2025 presieduta nella sezione Poesia da Massimo Barile, dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha così decretato:


  • Opera 1^ classificata: «…Il mare, quando tace…» di Giampiero Tanzillo, Acerra (Napoli).
    Questa la motivazione della Giuria: «La lirica di Giampiero Tanzillo penetra nelle profonde fenditure dell’umano vivere e diventa consapevolezza esistenziale.
    Il poeta si pone in ascolto del flusso dell’acqua del mare, simbolica “memoria” dell’origine della vita, riflettendo sulla propria condizione, accettando la “liturgia” del vivere, ricercando il significato intimo del senso della vita, della sua autentica substantia.
    L’offerta della Parola assume il significato primigenio e la sua visione lirica diventa “ascesi” verso una dimensione superiore dove tutto si ricompone.
    La limitante finitudine umana soccombe alla inesorabile bilancia del tempo che “pesa colpa e rinascita”, e la Parola del poeta assume la funzione di “glossa al margine” del suo “stesso respiro”, fino alla considerazione finale, alla presa d’atto che diventa sigillo lirico: “qui, nel minimo, ancora si compie/la misura dell’umano”». Massimo Barile
    Vince: Attestato – Trofeo Benedetto Di Pietro – Pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione gratuita di 100 copie all’autore – Pubblicazione della poesia sull’Antologia – Pubblicazione della Poesia su Internet www.club.it


  • Opera 2^ classificata: «Puro e seducente» di Lucia Ingegneri, Monza.
    Questa la motivazione della Giuria: «La visione poetica di Lucia Ingegneri riconduce ad un “sentire puro e seducente” che allontani le contraddizioni del vivere e dissolva i molteplici interrogativi esistenziali che consumano la mente e il cuore.
    Durante il processo lirico emergono la volontà di “assaporare la carezza del silenzio” e il desiderio d’immergersi nell’universo emozionale che s’incarna in auspicio di una vita consapevole.
    Nelle istanze interiori, tra spirito e coscienza, tutto è avvolto da una naturale armonia, da un “angelico” stato emozionale che riconduce alla Grazia». Massimo Barile
    Vince: Attestato – Pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione gratuita di 50 copie all’autore – Pubblicazione della poesia sull’Antologia – Pubblicazione della Poesia su Internet www.club.it


  • Opera 3^ classificata: «Ci sono giorni» di Anna Gioia Paris, Terracina (Latina).
    Questa la motivazione della Giuria: «Durante il processo lirico la Parola di Anna Gioia Paris diventa consapevolezza delle metamorfiche manifestazioni dell’umano vivere che conduce a superare il pesante fardello quotidiano, gli “affanni” del cuore e l’anima in sussulto.
    Il percorso deve fare i conti con il dolore e le amarezze dell’esistere, con le “risposte negate” e le inevitabili incertezze che si generano durante tale presa di coscienza.
    Il “respiro inciampa” sulla sofferenza della vita, ma la fiducia rimane forte e viva, nonostante gli smarrimenti e i dubbi.
    Anna Gioia Paris coglie e fissa lo stato d’animo e le istanze dell’universo emozionale che sono espressione fedele delle sue intenzioni liriche». Massimo Barile
    Vince: Attestato – Pubblicazione di un quaderno di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione gratuita di 50 copie all’autore – Pubblicazione della poesia sull’Antologia – Pubblicazione della Poesia su Internet www.club.it




  • Opera 4^ classificata: «Morfogenesi del sé» di Sergio Baldeschi, Montecerboli (Pisa).
    Questa la motivazione della Giuria: «Sergio Baldeschi propone una lirica che riconferma il valore della sua Parola, ricercata e raffinata, precisa e penetrante.
    La sua visione poetica assume le forme di una criptica confessione, di una simbolica “preghiera” che avvicina l’Uomo alla sua Essenza.
    Al cospetto dell’inquietudine, come “incatenato nel mattatoio dei sogni”, il Poeta stringe i denti davanti alle contraddizioni esistenziali, l’Uomo vive e lotta, tra sudore e silenzio.
    Nelle fenditure del tempo riemerge il senso evocativo, le “tempeste interne” diventano canto lirico, incantamento per lo spirito, ed ecco allora che l’animo fluttua tra “estasi” e “mistero”, tra “creazione oscura” e coscienza umana, fino alla decretazione della chiusa lirica: “Non sono più io a sognare il mondo, /ma il mondo… a sognare me”». Massimo Barile


  • Opera 5^ classificata: «Es» di Gian Albo Ferro, Rosolina (Rovigo).
    Questa la motivazione della Giuria: «La lirica di Gian Albo Ferro rappresenta una sorta di lenta immersione nei “rutilanti gorghi della follia” per inseguire l’inconoscibile mistero in una discesa fino “ai confini del nulla”.
    Nel “fluire del sogno” dove non esistono difese e ricordi, si “dilegua” l’animo in una percezione di dissolvimento, tra le fenditure di tale dimensione, tra le “faglie del tempo”, tra la “cenere” dell’ultima substantia conosciuta.
    Durante tale processo emerge la tensione verso un simbolico confine sconosciuto, quasi a voler indagare tra la polvere della Creazione, a immergersi nel pulviscolo primigenio e abbandonarsi al flusso onirico, oltre le umane visioni, oltre la memoria e il Tempo». Massimo Barile


  • Opera 6^ classificata: «L’ultima volta» di Francesco Buffoli, Brescia. Questa la motivazione della Giuria: «Nella lirica di Francesco Buffoli si avverte la percezione intima d’una “distanza”, “così piccola e così crudele”, ma fortemente avvertita, d’una separazione della coscienza difficile da colmare, quando non rimane che il dialogo intimo della confessione al cospetto di tale condizione esistenziale della quale prendere atto.
    Il destino conduce al simbolico incontro con una figura lirica, ma riserva enigmi oscuri che nascono dalle contraddizioni della vita, dai “labirinti dei pensieri”, dalla consapevolezza d’un “abisso” che separa le due anime e, sovente, conducono al “deserto arido” che “si trova dentro ciascuno di noi”, unico luogo dove è “concesso di vivere”.
    Lo scandaglio della coscienza, tra verità e finzione, tra separazione ed “enigma inspiegabile”, trova la massima espressione nella sua visione lirica». Massimo Barile


  • Opera 7^ classificata: «E vince Marte ancora una battaglia (contro tutte le guerre)» di Lucia Lo Bianco, Palermo. Questa la motivazione della Giuria: «La poesia di Lucia Lo Bianco rappresenta una forte e decisa testimonianza lirica che condanna la guerra, portatrice di orrore e follia, grazie ad una percezione fortemente sentita nel profondo dell’animo.
    Purtroppo la realtà odierna è ancora flagellata dalle guerre, soffocata dall’immenso dolore causato dai conflitti che sono in atto in diverse zone del mondo.
    Sono “anni senza pace e senza luce” nei quali osserviamo luoghi devastati dalla follia umana, dove vediamo povere vittime innocenti versare sangue: e la poetessa tramuta in canto lirico proprio questi segni di dolore e queste cicatrici sulla pelle dell’umanità, ormai sprofondate nelle zone oscure del comportamento umano». Massimo Barile


  • Opera 8^ classificata: «Autunno» di Maurizio Brigandì, Monza.
    Questa la motivazione della Giuria: «Maurizio Brigandì offre una lirica composta di pochi versi, ma capace di fissare fedelmente la sua visione poetica e diventare espressione autentica di tali evidenze.
    Sul palcoscenico della vita, tra le fenditure dell’esistere e la consapevolezza del proprio percorso, si avverte il desiderio di un lento abbandono al fluire del tempo, spogliandosi d’ogni superfluo, per affrontare “leggero” le molteplici manifestazioni dell’umano vivere, con le inevitabili insidie ed il personale travaglio esistenziale.
    Il poeta si sente avvolto dalle “sfumature calde d’autunno”, si pone davanti alla realtà come a voler ammirare la “bellezza senza tempo” del mondo naturale, come a penetrare in una dimensione superiore che offra la visione della meraviglia del nostro umano esistere». Massimo Barile


  • Opera 9^ classificata: «Scorre» di Monica Sambo, Voghera (Pavia).
    Questa la motivazione della Giuria: «Monica Sambo, seppur nella brevità della sua poesia, riesce a fissare le immagini e le evidenze emozionali fondamentali per esprimere le percezioni dello stato d’animo ed il suo sentire lirico.
    La vita “sbiadisce” tra la fatica del ricordo e la ricerca di echi di memorie, mentre la realtà d’ogni giorno pare scorrere su “rotaie di cristallo”, tra le molteplici speranze e le vane attese.
    Il senso di dissoluzione e la percezione del lento svanire d’ogni memoria sono rappresentati dall’immagine del simbolico “fumo bianco” che diventa sigillo lirico». Massimo Barile


  • Opera 10^ classificata: «Destino che non si sposta» di Quess Renor (A.A.), Ponte San Pietro (Bergamo).
    Questa la motivazione della Giuria: «Nella poesia di Quess Renor (A.A.), tra immobilità e percezione metafisica, l’estenuante routine della solita vita quotidiana viene fissata come in una sequenza cinematografica.
    L’atmosfera lirica, le immagini e le figure che costellano la sua visione diventano rappresentazione poetica che conduce in una dimensione estraniante, dove troviamo “respiri senza nome” nella loro fissità, nel loro microcosmo sconosciuto: ecco allora che restano solo il “peso” dell’esistenza e la “certezza che domani sarà identico”.
    La consapevolezza di dover “resistere” dentro tale dimensione alienante, quasi “senza sapere perché”, come recita la chiusa della poesia, diventa sigillo lirico d’una sorta di rassegnazione a tale condizione». Massimo Barile


    Dal 4° al 10° classificato vincono: Attestato – Pubblicazione della Poesia sull’antologia con assegnazione di 2 copie gratuite a ciascun Autore – Pubblicazione della Poesia su Internet www.club.it




    Sezione Narrativa Melegnano 2025


    La Giuria della XXX Edizione del Premio Città di Melegnano 2025 presieduta nella sezione Narrativa da Monica Colombini, dopo attenta valutazione delle opere pervenute ha così decretato:


  • Opera 1^ classificata: «L’ultima Messa» di Egidio Farina, Policoro (Matera).
    Vince: Attestato – Targa Città di Melegnano – Pubblicazione di un libro di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione gratuita di 100 copie all’autore – Pubblicazione del racconto sull’Antologia della Sezione Narrativa.




  • Opera 2^ classificata: «Il roditore» di Luigi Di Legge, Rozzano (Milano).

  • Opera 3^ classificata: «Eclissi» di Antonio Crescenzo, Firenze.

  • Opera 4^ classificata: «Le lussuriose» di Ivana Londero, Udine.

  • Opera 5^ classificata: «Conto su di me» di Valentina Montella, Montecorvino Pugliano (Salerno).

  • Opera 6^ classificata: «L’ultimo giorno della mia nuova vita» di Olga Gordeeva, Torino.

  • Opera 7^ classificata: «Elsa» di Susanna Movsesyan, Pavia.

  • Opera 8^ classificata: «Onde flessuose i suoi capelli» di Lucia Lo Bianco, Palermo.

  • Opera 9^ classificata: «Cloe» di Marilena Parro Marconi, Sacile (Pordenone).

  • Opera 10^ classificata: «Oltre il guado» di Paola Treppo, Tarcento (Udine).




    Dal 2° al 10° classificato vincono: Attestato – Pubblicazione del racconto in Volume Antologico dei racconti vincitori della sezione Narrativa, edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione di 3 copie gratuite a ciascun Autore – Pubblicazione del racconto su Internet www.club.it




    Opere Segnalate dalla Giuria con Attestato di merito:

  • «La memoria dei cani» di Toi (Salvatore) Bianca, Roma.

  • «La cornice magica» di Elia Gastaldi, Fossò (Venezia).




  • La consegna dei Premi è avvenuta in occasione dell’Open Day della Montedit – Sezione Club degli autori: Incontro con consegna dei Premi agli Autori, sabato 28 febbraio 2026 nella sede in piazza Codeleoncini, 12 a Melegnano (MI). Online le fotografie dell’evento



  • Opere vincitrici




    Giampiero Tanzillo


    Opera 1^ classificata


    I

    Il mare, quando tace,
    è parola più vera di Dio che l’ha sognato.
    Ed io l’ascolto per disimparare.
    Perché l’acqua non è altro che memoria
    d’un Creatore che scelse di dimenticarsi.


    II


    Io che non ho più nulla, purché
    resti la cifra — non l’oggetto — il graffio
    nel tufo come un cartiglio sopravvissuto;
    che la mia mancanza sia non sottrazione,
    ma liturgia del poco, un’ascesi d’inchiostro
    dove l’assenza s’addensa in segno.


    Non invoco scampo: chiedo un alfabeto
    da incidere sul margine del pane;
    che l’olio antico stilli dal solco
    custodia d’una stirpe terragna,
    e tra le strade disfatte della mente
    ogni rovina torni sillaba, e ricomponga.


    Non è mare: è pergamena d’acqua,
    dove scorrono gli appellativi aboliti
    e una bilancia invisibile pesa
    colpa e rinascita di chi passa.
    Io leggo e mi leggo: palinsesto vivente,
    glossa al margine del mio stesso respiro.


    Io che non ho più nulla, purché
    la tua voce remota sia cifra e ritorno,
    non promessa ma chiosa sul lembo;
    e un dito, ferito dal calcare, attesti:
    qui, nel minimo, ancora si compie
    la misura dell’umano.




    Lucia Ingegneri


    Opera 2^ classificata


    Puro e seducente


    Allontano dalla mia mente
    atti di ingiustizia conclamata,
    dilemmi che non si consumano
    nel chiedersi
    se frane umane cosi evidenti
    siano causate da perdita di coscienza
    o da consapevole convincimento.
    Voglio assaporare la carezza del silenzio
    mentre lo spirito della vita
    sprigiona il suo auspicio
    al sorgere dell’aurora,
    fascio di sole
    che getta la sua esca sul mio cuore
    per un giorno di vita
    avvolto da pensieri vaganti e leggeri
    come falena sulle gemme più odorose,
    momenti incisi da nastri emozionali
    al pari di allettanti note musicali.
    Le ore si colmano di delicate sinfonie,
    angelico sentire puro e seducente
    come creatura appena nata.




    Anna Gioia Paris


    Opera 3^ classificata


    Ci sono giorni


    Ci sono giorni
    che, sì, ti rubano il passo
    e ti regalano
    invalicabili ostacoli
    su strade confuse
    che si parano ad occhi smarriti,
    forse,
    malati di nebbia.


    Ho astenici arti
    che non mostrano alcuna resistenza
    ad ingombranti fardelli
    quando pesanti sussulti
    sorgono dal cuore in affanno.


    Ci sono giorni
    in cui il respiro inciampa
    con dolore
    su aguzzi cocci di vita.
    La mente, laboratorio incessante,
    si ostina a porgere domande
    a risposte negate.


    E come scoglio eroso da venti,
    la fiducia resta
    logorata da dubbi.




    Sergio Baldeschi


    Opera 4^classificata


    Morfogenesi del sé


    All’alba di una luce morfogenetica,
    coltivo carezze stroboscopiche
    per lubrificare la mia carne arrugginita
    dall’accumulo di frattali d’inquietudine.
    Sbocciato sotto il segno di un dio zoppo,
    sono cresciuto dentro una crisalide d’acciaio,
    tra il balbettio di atomi dispersi
    e cattedrali di tubi scintillanti,
    nell’ossario di una creazione oscura,
    dove Cerbero, mi fece vertebra
    della sua deforme sagoma.
    Incatenato nel mattatoio dei sogni,
    tra vapori fotonici e trucioli di coscienza
    riesco ancora ad ingoiare sudore
    e a stringere i denti tra ferri e silenzi.
    Solo nelle limature di tempo,
    riemerge a cuore aperto,
    il santuario d’amore che mi vide bambino.
    Dentro l’essenza di una preghiera,
    rivedo il convegno di mani antiche,
    le dita di una madre, tessitrici di dolcezza,
    che avvolgono la mia sfibrata epidermide
    in un’ellisse di tenerezza inesausta.
    Un soffio che disarmava tempeste interne,
    dove il fardello, diventava canto d’alabastro,
    un’incantazione eterna per lo spirito.
    In questa mitosi emozionale,
    l’anima fluttua tra haiku stellari
    e calligrammi d’estasi primordiale,
    con due lacrime di luna
    che, invisibili, s’innalzano verso il mistero.
    Nell’ultimo riflesso di un cielo acerbo,
    un abbraccio quantico d’oltrecuore
    mi fa dimora di un respiro senza forma.
    Non sono più io a sognare il mondo,
    ma il mondo… a sognare me.




    Gian Albo Ferro


    Opera 5^ classificata


    Es


    E adesso scenderemo
    nei rutilanti gorghi della follia
    lungo le faglie stridenti del tempo
    ad inseguire l’ultimo mandala
    e poi giù, giù
    finché pianteremo i nostri arpioni
    sull’orlo estremo
    dell’abominio.
    Solo allora potremo librarci
    trepide falene
    fino ai confini del nulla
    a frugare tra le ceneri
    degli ultimi soli
    sotto cupi archi di tenebra
    mentre già si dilegua
    la nostra anima
    nel tardo fluire del sogno
    senza difesa, senza inganni,
    senza ricordo.




    Francesco Buffoli


    Opera 6^classificata


    L’ultima volta


    L’ultima volta che abbiamo parlato ho mentito.
    Ti ho trasformata in uno strumento
    per raggiungere un mondo immaginario
    creato dentro i tuoi occhi, oltre il tuo corpo,
    ma in cuor mio ho sempre saputo che ci separava un abisso
    capace di impedire alle nostra grida di raggiungersi.


    Una distanza così piccola e così crudele
    che le nostre coscienze non hanno saputo colmarla,
    e così posso parlarti solo dentro la mia mente,
    e confessarti che sì,
    ti ho mentito,
    che vorrei potermi vedere attraverso i tuoi occhi,
    e che sono sicuro che in futuro non mi somiglierai,
    sarai molto più allegra e bella di quanto io non potrò mai essere,
    e che persino la coincidenza che ci ha fatti incontrare
    è destinata a rimanere un enigma inspiegabile,
    un corridoio oscuro dell’Universo dove si incontrano solo le anime
    e i corpi che hanno dimenticato come si fa a respirare.


    Quando avrai varcato la soglia
    della tua vita, come io ho fatto con la mia,
    e quando nel labirinto dei tuoi pensieri
    cammineranno solo i morti,
    decine di persone un tempo vive e presenti
    e adesso morte, distanti, inavvicinabili,
    capirai di aver raggiunto il deserto arido
    che si trova dentro ciascuno di noi,
    e che quello è l’unico luogo in cui
    ci è concesso di vivere.




    Lucia Lo Bianco


    Opera 7^ classificata


    E vince Marte ancora una battaglia


    (contro tutte le guerre)


    In questo tempo che crolla sulle ciglia
    bocche di pietra distruggono certezze,
    tra rade nuvole di cocci di cemento
    e gocce che stillano su assi di dolore.
    In questi giorni persi e sprofondati,
    sconfitti in finali di partita non previsti,
    crescono fili d’acciaio senza speranza
    e scorre acida la pioggia sopra i solchi.
    In questi anni senza pace e senza luce
    i bimbi vagano tra tagli ed incisioni,
    le loro mani sono clessidre di cristallo
    mentre Marte vince ancora una battaglia.
    Solo un racconto senza libri e senza storia,
    la bieca guerra che ricuce le parole
    lasciando segni di terribile bellezza
    sulle pareti massacrate di scintille.
    In questi vuoti d’aria senza posa
    Marte vince ancora una battaglia.




    Maurizio Brigandì


    Opera 8^ classificata


    Autunno


    Lascio andare.
    Mi spoglio
    d’ogni foglia secca
    d’ogni superfluo
    pronto ad affrontare
    leggero
    le rigidità dell’esistenza.
    Ovunque attorno a me
    nel parco immenso della vita
    sfumature calde d’autunno
    segni di matura caducità
    e bellezza senza tempo.




    Monica Sambo


    Opera 9^ classificata


    Scorre


    Scorre lo sguardo
    sbiadisce la vita,
    la fatica d’un ricordo
    stropicciato in un risveglio.
    Scorre il respiro
    su rotaie di cristallo,
    in un valzer di speranze
    con un blazer d’esperienze
    e in valigie, fumo bianco.




    Quess Renor (A.A.)


    Opera 10^ classificata


    Destino che non si sposta


    Accendo il quadro.
    Non è ancora giorno. Non serve.
    Il motore si scuote come un corpo che rifiuta di restare.
    Lo specchietto osserva.
    Io proseguo.
    Da vent’anni la stessa traiettoria.
    La donna alla finestra accende il primo fumo.
    La fiamma trema appena.
    Il vecchio col cane immobile alla roggia.
    Eppure li vedo ogni giorno.
    Le porte sbadigliano.
    Entrano respiri senza nome.
    Lingue che non riconosco.
    Parlano tra loro. Mai con me.
    La radio tace. Come se sapesse.
    Il gas attraversa i polmoni.
    L’odore si è ritirato da tempo.
    Resta il peso, e nient’altro che il peso.
    E la certezza che domani sarà identico a questo.
    Non uno scarto. Nemmeno un respiro.
    Una bambina alla fermata.
    Mi guarda soltanto.
    Non sorride. Non parla.
    Quando scende, alza la mano.
    Resto immobile.
    Il motore vibra.
    Come qualcosa che resiste
    senza sapere perché.




    L'Albo d'Oro:
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